Ti aspetto al varco!

Passo o non passo?

Come fare in modo che una cosa nata per fare chiarezza generi solo confusione.

Da qualche tempo è comparso all’incrocio fra la Traversa dei Monti e la Cassia in direzione Siena, uno strano segnale che tutt’ora è argomento di discussione perché effettivamente, difetta di chiarezza. Ma partiamo dall’inizio.

In quasi tutte le città, ma anche in paesi più piccoli come il nostro, ci sono delle zone a traffico limitato: le famose ZTL. I motivi per cui vengono create sono i più disparati: inquinamento, tutela commerciale, protezione di opere d’arte, di centri storici e altro. Ovviamente ogni città adegua gli orari di apertura e chiusura del traffico alle proprie esigenze e il codice della strada consente ad ogni comune di posizionare delle telecamere per monitorare il rispetto degli orari in cui il transito è ammesso. Quando un’auto passa, le telecamere rilevano la targa e verificano su un archivio dati se questa aveva o meno il diritto di accesso, dando il via ad una procedura che porta inevitabilmente all’annullamento o alla multa. Questa limitazione, per legge, va evidenziata con apposita segnaletica corredata di un cartello con orari stampati e chiaramente leggibili. E meno male! Perché questa è l’unica cosa su cui si può veramente fare affidamento. Allora dove sta il problema? Il problema sta nel fatto che su un cartello del genere le cose da scrivere sono tante per cui per renderlo chiaramente leggibile o lo si fa grande quanto tutta la strada o per forza chi deve leggerlo è costretto a fermarsi. Nel caso nostro ciò avviene proprio nel bel mezzo dell’incrocio, creando evidente disagio e rischio di incidenti. Per facilitare le cose, dal 2013 nella norma del codice stradale che regola le ZTL è stato inserito un articolo che in teoria dovrebbe facilitare le cose ai poveri autisti, ma in realtà non fa altro che alimentare ulteriori dubbi. La norma introdotta infatti consente di esporre accanto al cartello stradale un pannello luminoso con un display che indica se si può passare o no. E qui nasce il problema: in certi orari sul display luminoso appare la scritta rossa “varco attivo” con una serie di x, in altri la scritta verde che recita “varco non attivo” con una serie di frecce. 

Ora io dico: l’italiano è una lingua antica, elaborata e perfezionata nel corso dei secoli. Talmente elaborata che risulta difficile da imparare proprio per le innumerevoli sfumature che consentono di esprimersi, su qualsiasi argomento, senza dare adito al benché minimo dubbio. Allora perché chi scrive una norma del codice stradale che a maggior ragione dovrebbe essere assolutamente precisa, lo fa in una maniera così stupida. Ti viene da pensare che chi l’ha scritta, o non sa l’italiano o si diverte a torturare gli automobilisti. 

 

Se si prende un qualsiasi vocabolario e si cerca “varco” si legge che è sinonimo di passaggio, apertura, breccia, passo, transito. Ma allora
se questo è vero perché scrivere “transito attivo” a luce rossa e “transito non attivo” a luce verde? Visto dalla parte del povero automobilista lo definirei piuttosto “passaggio disagevole” (vedi figura a lato)

Cerchiamo allora di entrare nella mente contorta del legislatore. Perché non ha scritto semplicemente “transito non consentito” o “passaggio ammesso” che chiunque avrebbe potuto capire senza problemi?

Come avrete intuito costui non si è preoccupato minimamente di quello che può pensare l’autista che si trova davanti un segnale di quel tipo ma ha ragionato (?!?) sul metodo di funzionamento del sistema.

Provo a spiegarmi: il punto di accesso ad una ZTL rappresenta un vero e proprio sistema di riconoscimento, costituito come abbiamo detto da un cartello bianco contenente il segnale di divieto, gli orari di transito e tutte le altre informazioni necessarie, un display luminoso e una o più telecamere puntate in direzione del tratto interessato. Il tutto è montato generalmente in modo da formare un passaggio obbligato, creato ad hoc. Questo passaggio è il varco! Provate ad immaginarlo come un arco che consente l’accesso a un ponte con un vigile che fa la guardia. Il vigile è rappresentato dalla telecamera che sta nei pressi del varco perciò quando è in servizio (è attivo) vi vede e se attraversate il ponte vi fa la multa, quando invece dorme (è inattivo) potete attraversare il ponte perché non vi vede. Da qui risulta chiaro (?!?) che il legislatore non intende  il varco come il tratto che l’automobilista deve percorrere bensì l’insieme di meccanismi che ne controlla l’accesso: se i meccanismi sono spenti e quindi inattivi ( cioè il vigile dorme = occhi chiusi = la telecamera è spenta = nessun controllo = luce verde) il varco non è attivo quindi si può passare (attraversare il varco); viceversa se i meccanismi sono accesi e quindi attivi (cioè il vigile è in servizio = ha gli occhi aperti = la telecamera è accesa = ti vede se passi = luce rossa) il varco è attivo quindi non si può passare (vietato oltrepassare il varco, o meglio ancora, “occhio che ti aspetto al varco”).

Semplice no? Quando la scritta è verde si passa, quando e rossa non si passa. Ma allora, senza scombinare la mente di chi è già tartassato da una miriade di balzelli, non era più semplice un bel semaforo con una palla rossa e una verde?

Se vi sentite sconsolati, pensate che in certe zone il display ha una sola luce bianca o al massimo arancione mentre sul nostro ci si può almeno affidare al colore. Siamo più fortunati? No! Perché anche la tecnologia di scarsa qualità ci si mette contro. Se malauguratamente c’è uno sbalzo di tensione e per un attimo salta la corrente elettrica, l’orologio del display sballa e quindi è possibile che attivi il rosso quando dovrebbe essere verde e viceversa. Possibile? Si! È già successo diverse volte. Probabilmente in quel caso non vi arriverà la multa, ma il solo modo per essere  sicuri di non prenderla rimane quello di fermarsi, possibilmente da parte, andare leggere il cartello e verificare col proprio orologio se si può passare o meno. E se qualcuno dietro di voi comincia a strombazzare col clacson, potete sempre mandarlo a quel paese, tanto non vi sente.

Questo è quanto. Spero, ridendo e scherzando, di essere riuscito a fugare qualche dubbio giocando con l’italiano: l’unica lingua tutt’ora sconosciuta ai politici.

 

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