Biancorossi un po’ speciali

Biancorossi un po’ speciali

Il personaggio di questa settimana é…

A cura di DiegoDomizioRosati e Massimo”Pippo”Armini, il racconto a puntate delle tante persone (e anche alcuni strani personaggi) che a vario titolo hanno contribuito e contribuiscono a rendere grande il mondo BiancoRosso.

Fino ad oggi abbiamo pubblicato:

MASSIMO TACCIOLI

luna bolognesi

Matteo Bonsi

LETIZIA MARSILI E LUDOVICO BIANCIARDI

TONY SQUILLACE

MATTEO CANNONI

DAVIDE CORBELLI

ANNA MINUCCI

ANTON VOYAT

ROBERTO AMADDII (BRICIOLA)

MATTEO LARUCCIA

CESARE BRASINI

MARIKA GORELLI

DARIO NITTOLO

MARCO MAGNESCHI

DANIELE SALADINI


Massimo Taccioli

DAL PALLINAIO DI TORRENIERI ALLA SERIE A

Il protagonista della PRIMA puntata di “BIANCOROSSI UN PO’.. SPECIALI!!!” è Massimo Taccioli. Nato il 25 aprile del 1960, ha iniziato a lavorare giovanissimo alternando le sue prestazioni fra la Sipi Surgelati, il Consorzio Agrario, alcune imprese edili e Chiron/Novartis/GSK nel finale di carriera; è pensionato da gennaio del 2017 ed è attualmente impiegato a tempo indeterminato nel meraviglioso mondo che solo quel ruolo può rappresentare.. il nonno (full time durante l’estate, week end nel periodo scolastico). In ambito calcistico e con un filo diretto al BiancoRossoStadium, dove è sempre presente per le partite casalinghe della squadra di Prima categoria, gli archivi registrano una bella parentesi di Massimo come dirigente accompagnatore della squadra di calcio, negli anni ’80, quando allenava Beppe Scarpelli ed il presidente era Mario Bonsi. Il suo grande amore sportivo sono però le bocce, una passione fedele che lo avvolge a pieno fin da quando ha iniziato, nel lontano 1975, tesserato per la Società Torrenieri (presidente era Lileo Capitani e segretario Gianni Minucci). “Avevo 15 anni, iniziai al mitico “Pallinaio”, i due campi si trovavano dove oggi c’è la palestra AssoGym ed è qui che ho vinto la mia prima gara provinciale, in coppia con Ovilio Bellaccini detto Lillo”. Dal 1984 al 1997 invece ha giocato per la società “La Popolare” di Monteroni d’Arbia riuscendo a fare un salto di qualità importante conseguendo ben due passaggi di categoria, prima dalla “C” alla “B” e poi salendo addirittura in “A”. “Nel 1997 c’è stato per me un cambiamento deciso con il trasferimento in Umbria tra le fila della società “Città’ di Perugia”; insieme all’astro nascente nazionale delle bocce, il monteronese Luca Santucci, riuscii a vincere la mia prima gara regionale, a Torrita di Siena”. Per motivi personali nel 1998 Massimo torna tra le fila de “La Popolare” dove negli anni colleziona successi pesanti culminati con il titolo di campione regionale Categoria A, specialità coppia, insieme a Luciano Bardelli. Dal 2003 al 2008 la carriera del nostro protagonista si sposta ancora, viene tesserato per la bocciofila Chianciano Terme dove ottiene altrettanti risultati di rilievo sia a livello regionale che nazionale.

Nel 2009 il ritorno in terra umbra, alla società Sant’Erminio, dove ritrova Santucci e con il quale raggiunge obiettivi notevoli primeggiando addirittura in tre gare regionali. Nel 2011 un grande traguardo, estremamente gratificante: ”Una chiamata che mi ha riempito di orgoglio, una tappa indimenticabile con l’ingresso nella squadra iscritta al campionato Nazionale di serie B e che tra l’altro riuscì a classificarsi seconda assoluta”.

Nel 2012 ancora alla società “Città di Perugia” e dal 2014 è tesserato per la società “Sant’Angelo Montegrillo Perugia”: qui l’esperienza di Massimo e la forza di un gruppo di notevole spessore tecnico e qualitativo hanno permesso alla squadra di ottenere prima la promozione in serie A2, mantenuta tutt’oggi, sfiorando per ben due volte negli ultimi due anni la promozione in serie A1 con altrettanti secondi posti. Quest’anno gareggia nelle varie competizioni individuali e a coppie fra Toscana e Umbria alla ricerca di arricchire un palmares straordinario dove ci sono una quarantina di medaglie d’oro e numerosissimi piazzamenti sia livello regionale che nazionale. 

Ne ha fatta di strada, dal mitico Pallinaio di Torrenieri alla seria A, un percorso entusiasmante e pieno di soddisfazioni; determinazione, amore, costanza e passione verso il suo sport gli hanno permesso di farsi onore e divertirsi. Complimenti Massimo, Buon Vento!

DiegoDomizioRosati


Luna Bolognesi

CALCIO FEMMINILE: DALLA VALDORCIA ALLA NAZIONALE

La protagonista della SECONDA puntata di “BIANCOROSSI UN PO’…SPECIALI!!” é Luna Bolognesi, Stellina (o Nanetta) per gli amici. È nata il 20 agosto del 2008, ha frequentato asilo e elementari a Torrenieri ed ora è iscritta alla terza media a San Quirico. L’aspetto che vogliamo conoscere meglio della nostra giovane protagonista è quello sportivo, calcistico nello specifico (anche come logica conseguenza di un cognome che evoca giocatori locali molto noti), considerato che è una calciatrice che milita nell’Under 15 dell’Aquila Women Montevarchi ed è addirittura nell’orbita della Nazionale; non ricorda precisamente quando ha iniziato a giocare a calcio, in sostanza lo ha sempre fatto, non ha altri hobby e passioni, si dedica completamente alla pratica dello sport che la impegna per diversi giorni a settimana. Adora la musica trap/rap e durante i viaggi in pullman riesce a rilassarsi e riposarsi con le cuffie agli orecchi al ritmo brillante del genere musicale preferito. La carriera “pallonara” di Luna Bolognesi è iniziata nelle giovanili della Valdorcia, in una squadra mista dove era l’unica femmina; ha calcato il BiancoRossoStadium di Torrenieri dal 2013 al 2015 quando la struttura era a disposizione anche del sodalizio giovanile Valdorciano. Successivamente è approdata ad Arezzo e poi a Montevarchi dove quest’anno disputa il campionato femminile Under 15 in una stagione 2021/2022 che le sta regalando grandissime soddisfazioni. La squadra è seconda con 16 punti all’attivo, frutto di 5 vittorie, un pari ed un ko rimediato contro la corazzata Fiorentina che guida il torneo a punteggio; Luna sta facendo molto bene e nel suo ruolo di ala (destra o sinistra) ha contribuito in maniera pesante alle fortune del Montevarchi siglando la bellezza di 11 gol sui 36 complessivi della sua squadra, è il miglior cannoniere dell’Aquila Women e addirittura seconda in classifica marcatrici generale ad una sola lunghezza dalla vetta.

Ci preme narrare una situazione meritevole di attenzione: in coppia con una compagna, dopo un gol, ha ideato un’esultanza particolare dedicata ad una calciatrice della sua squadra assente per un infortunio pesante. Un diversivo spettacolare e simpatico come se ne vedono tanti sugli schermi e sui social che però ha riscosso successo e apprezzamento: a noi piace raccontarlo per evidenziare il lato nascosto di Luna, ragazza semplice che ad impatto potrebbe sembrare schiva e distaccata ma che sotto sotto nascondo una generosità notevole. Ed eccola ai nostri microfoni dove esordisce proprio con una battuta sul suo modo di essere e di apparire: “Buona dentro, molto meno fuori!” (in verità lei si è trattata un po’ peggio ma noi abbiamo smussato le angolature degli aggettivi). Il primo incontro con il calcio? “Ho iniziato a giocare più o meno a 5 anni, mi è sempre piaciuto ed è anche la mia passione, il mio amore sportivo “. Fra scuola e calcio l’impegno è elevato, ha pochissimo tempo libero ma volontà e determinazione le permettono di non sentire il peso dell’intensità in agenda: “Mi alleno tre volte a settimana ad Arezzo e una volta ogni 15 giorni a Grosseto con la federazione Italiana; quando riesci a fare le cose con passione non senti la fatica, per me è davvero una situazione gradevole che mi realizza e mi invoglia ogni giorno a fare di più”. Ecco l’ulteriore stimolo per Luna che dopo il buon lavoro svolto nei mesi precedenti è stata convocata in ottica NAZIONALE GIOVANILE con un gruppo di calciatrici che si incontrano ogni quindici giorni all’interno di un percorso annuale. Inevitabile chiederle se tanti sacrifici producano anche aspettative più grandi e sogni da inseguire: “Il sogno c’è, e anche questo è un incentivo ulteriore per lavorare con decisione e costanza; per ora penso a divertirmi e a giocare senza traguardi imminenti ma sognare non costa nulla”. E chissà se un giorno, quando avrà realizzato tutto ciò che spera e che le auguriamo, non la rivedremo al BancoRossoStadium indossando la gloriosa maglia della Niutim, la squadra femminile locale che da qualche anno è inattiva ma cha ha lasciato segni storici indelebili nei campionati Uisp della provincia. Grazie Luna, Buon Vento!!!!

DiegoDomizioRosati


Matteo Bonsi

MATTEO BONSI FRA CALCIO E MODA

La terza puntata della rubrica “BIANCOROSSI UN PO’…SPECIALI!!!!” parla di Matteo Bonsi, classe 1997. Fino a poche settimane fa lo vedevamo in campo al BiancoRossoStadium con i suoi compagni a difendere le sorti del Torrenieri, adesso ha chiuso con il calcio (salutando con un arrivederci, chissà…) per dedicarsi pienamente al suo lavoro nel mondo della moda e frequenta assiduamente Milano sfilando per i brand più importanti del settore. Prima di addentrarci nel percorso che lo ha portato fin qui, cerchiamo di conoscerlo meglio. Si definisce tranquillo, a volte anche troppo, generoso, altruista, solare e anche un po’ simpatico (“Posso comunque migliorare, sotto questo aspetto”); nella colonna dei difetti inserisce l’essere molto testardo, non accetta volentieri i consigli, è permaloso ed in campo anche “fumino”.

Gli amici di scuola a Siena, al liceo scientifico Sacro Cuore, lo chiamavano MAGIC, soprannome che tutt’oggi lo identifica con il gruppo con cui ha mantenuto ottimi rapporti. Le sue passioni sono il cinema (ammira Tarantino e gli attori del passato tipo James Dean, Jean Paul Belmondo, Marlon Brando, Paul Newman), il surf, l’arte contemporanea e gli impressionisti. In ambito calcistico ha compiuto un gran bel percorso militando prima nelle giovanili della Valdorcia, San Miniato e Siena fino agli Allievi nazionali; ha poi vinto il campionato Juniores Nazionale a Siena con mister Pelati quindi è approdato nei dilettanti, arrivando fino all’Eccellenza, indossando le casacche di Badesse, Figline Valdarno, Montalcino e Torrenieri. Ha vissuto e apprezzato le tante esperienze umane della vita di spogliatoio ed ha speso parole splendide per il Torrenieri, dove ha ritrovato anche i tanti amici storici: “Ho finalmente conosciuto da dentro la realtà calcistica del mio paese, in tanti me ne parlavano ed ora ho capito il perché di questa pubblicità disinteressata; persone fantastiche, semplici, presenti, un modo unico di fare calcio a questi livelli”. Arriva il momento di sapere come è cominciata l’avventura nel mondo della moda: “Tutto in maniera inaspettata.

Cinque anni fa mi trovavo a Firenze, frequentavo l’Università e c’era Pitti (l’evento top della moda italiana che ogni anno richiama in città gli addetti ai lavori e le più prestigiose firme della moda) e per curiosità andai a vedere da vicino di cosa si trattava. Durante il pranzo mi si avvicinò una persona, direttore di un’agenzia di moda locale, la quale mi disse senza troppi giri di parole che gli sembravo molto portato per questo settore. Senza impegno e senza pensare troppo al futuro raggiunsi il casting dove accettai di farmi scattare alcune foto e prendere le misure. In breve tempo firmai inaspettatamente il mio primo contratto”. Matteo sfila in diverse occasioni, è molto motivato e la situazione prende un’ulteriore piega positiva poco dopo, con una nuova e più ambiziosa proposta: “Un talent scout di Milano che ancora oggi è al top in ambito nazionale mi contattò e mi propose di andare ad un casting.” La scelta che deve affrontare è difficile perché il salto sarebbe notevole. Il giovane modello è affascinato dall’idea di andare a lavorare a Milano e accetta l’invito con molto entusiasmo: “Non volevo pormi limiti così dissi di si alla proposta di un contratto triennale”. Ma non sempre tutto fila liscio: “Purtroppo le cose non andarono bene, in quell’occasione, per errori miei causati più che altro dall’inesperienza; decisi pertanto di chiudere i rapporti ma il prezzo che ho pagato è stato notevole perché per oltre due anni non ho potuto lavorare in virtù di quel contratto che mi bloccava ogni alternativa”. Ci spiega che è normale incontrare ostacoli quando si muovono i primi passi in un ambiente nuovo e particolare dove la concorrenza è davvero spietata; ma poi è arrivato il riscatto con l’occasione che attualmente lo ha ricollocato in pianta stabile sulle passerelle e nei servizi specializzati: “Ho incontrato una persona che ha creduto in me, mi ha convinto a ripartire. E’ la direttrice della mia agenzia madre, Stella Models, che ha deciso di puntare su di me lavorando sia dal punto di vista fisico che sull’aspetto mentale: le devo veramente tanto, le sono riconoscente e la ringrazierò a lungo.

Ora ho agenzie di riferimento a Milano, ho collaborato con brand importanti e gratificanti e recentemente sono andato anche a Istanbul vivendo un’esperienza bellissima che mi ha permesso di migliorare curando piccoli dettagli”. Nel suo futuro Matteo cosa vede? “Ho molto entusiasmo e vorrei raggiungere alti livelli, sono cosciente che la concorrenza sia agguerrita ma essendo uno sportivo non mi spaventa mettermi in competizione; spero di rimanere più a lungo possibile in questo che identifico ormai come il mio mondo. Può succedere di dover smettere anche domani ma per il momento voglio godermi questo stato delle cose e sono pronto a giocarmi ogni carta a disposizione”. Un Grazie a Matteo per la disponibilità e un sincero grazie per quanto ha dato alla causa Biancorossa in questi anni. L’AP Torrenieri ti augura le migliori fortune, se tornerai a voler indossare la tua maglia, siamo al solito posto! Buon Vento!
DiegoDomizioRosati


Letizia Marsili e Ludovico Bianciardi

LA PROF. BIANCOROSSA DELLE BALENE E IL FIGLIO CALCIATORE

La quarta puntata della rubrica “BIANCOROSSI UN PO’…SPECIALI!!” inizia salutando Ludovico Bianciardi, calciatore in forza da anni al Torrenieri, ragazzo del quale si apprezzano le doti calcistiche ed umane. E’ un difensore con ottimo tempismo, capace di leggere bene la giocata e abile nel gioco aereo, ragazzo serio e molto educato, spiritoso, rispettoso e corretto. La protagonista odierna è sua mamma, personaggio illustre del mondo scientifico a livello mondiale che possiamo incontrare ogni domenica al BiancoRossoStadium (frequentemente anche in trasferta) e che è ritenuta uno dei massimi esperti a livello mondiale sull’ecotossicologia di delfini e balene, presente spesso in tv e sui media specializzati; ha scritto oltre 300 lavori scientifici, ha seguito oltre 150 tesi, fa tantissima comunicazione e formazione sia nelle scuole, che nelle piazze, che nei club e associazioni di qualunque genere. Letizia è Professore associato dell’Università degli Studi di Siena, vinse il concorso in Ateneo nel 2016 dopo tante esperienze, tanta gavetta fra precariato e contratti.

Il suo legame con TORRENIERI è veramente intenso, oltre al presente infatti ci sono storie più lontane nel tempo ma che per una serie di motivi si intrecciano con il nostro paese: nei primi anni di vita vive proprio qui in quanto suo babbo lavorava al Monte dei Paschi in via Romana; ricorda poi una sua presenza al Teatro, ospite per una conferenza come grande esperta in ambito marino. Più recentemente è balzata agli onori della cronaca come componente della “Famiglia senese senza dolore” ed ha avuto a che fare con un’altra torrenierese di nascita, Anna Maria Aloisi (figlia di Carmela, la signora che durante le partite al BiancoRossoStadium è costretta a tenere le finestre chiuse per rischio pallonate) che è stata la prima a studiare la “Sindrome Marsili”, unica al mondo, caratteristica della famiglia di Letizia perché i componenti hanno una bassa sensibilità al dolore.

Abbiamo parlato con lei di Torrenieri e del Torrenieri, del suo lavoro e di suo figlio Ludovico (anche se in questo senso riconosce di essere molto di parte): “Mi piace il mio nome, Letizia vuol dire felicità e gioia, credo mi impersoni molto; ho la fissa dei numeri e la numerologia. Sono una persona che ride molto, che apprezza quello che ha dalla vita, che ama vivere, che ama gli altri e odia i confini. Non mi piace chi mi parla con gli occhiali scuri, voglio vedere negli occhi i miei interlocutori perché gli occhi sono lo specchio dell’anima. Fra i miei pregi metto l’umanità, la capacità di dare e di esserci, ed anche di ascoltare, la non gelosia degli altri. Difetti ne ho tanti e legati anche ai pregi. Pretendo spesso dagli altri quello che farei io e quindi rimango delusa, sono bacchettona e pallosa ma allo stesso tempo poco autoritaria (tanto fumo e poco arrosto), mi infiammo velocemente, tanto velocemente mi spengo e quindi non ottengo quello che dovrei. E poi lavoro troppo e tolgo tempo agli affetti e alla vita privata anche se lo spazio per venire alle partite del Torrenieri riesco quasi sempre a trovarlo”.

Argomenta poi di Ludovico, prima il ragazzo e poi il calciatore: “Non è mai stato empatico, viene scoperto alla lunga. Già all’asilo era stimato e seguito dagli altri; fra i suoi difetti metterei il fatto che è molto polemico, dice di “no” ancor prima di sentire quello che si afferma. Ha difficoltà a mostrare le proprie emozioni, sembra arido ma non lo è affatto, è sempre disponibile. Poche chiacchere e molti fatti”. Riguardo al calcio ci ha raccontato le varie tappe, dove sfiora anche il mondo professionistico: “Agli inizi faceva l’attaccante poi è arretrato a centrocampo, quando era al Siena, e quindi il difensore nel Poggibonsi: è passato poi al Sansovino in Eccellenza, nel Sora in serie D (esperienza che poteva aprire strade superiori ma che di fatto lo spinse a guardare il calcio in maniera più semplice per situazioni deludenti e inattese, l’anno successivo lo cercò inutilmente il Latina), San Quirico in Prima, Badesse in Promozione, Mazzola, Montalcino e Torrenieri ancora in Prima. Nel 2012 ha vinto il premio come miglior calciatore del torneo alla Coppa Passalacqua nel 2012 (il principale torneo giovanile della provincia di Grosseto).

La Professoressa Marsili conclude parlando della gente e del legame con il nostro paese: “Quando vengo a Torrenieri è sempre un gran piacere. Tanti mi salutano, mi chiedono dei miei genitori e percepisco affetto. Credo che vogliano bene anche allo “scorbutico” Ludovico, e che lo stimino per la sua professionalità; ricordiamo con grande piacere lo striscione dei bambini di qualche anno fa quando fecero gli auguri a quello che al tempo era anche il loro maestro di scuola, a Torrenieri. Mi auguro sinceramente che anche quest’anno la squadra possa togliersi le soddisfazioni che merita, c’è tanta gente davvero bella che deve essere orgogliosa di una realtà come quella BiancoRossa. Forza Torrenieri”! Grazie Prof Letizia, un grande saluto.
DiegoDomizioRosati


Tony Squillace

TONY SQUILLACE: GIOCATORE E ALLENATORE DEL TORRENIERI, IN C2 CON IL CASTROVILLARI

E’ l’ex giocatore e allenatore del Torrenieri Tony Squillace il protagonista della quinta puntata della rubrica “BIANCOROSSI UN PO’.. SPECIALI!!”.
La storia che ci ha raccontato intreccia l’ambito calcistico con quello lavorativo, è ampia di dettagli e invita a leggerla per una serie di motivi interessanti e particolari. Nato in Calabria a Melito di Porto Salvo (RC) il 17 novembre 1975, ha vissuto l’infanzia tra Stignano (RC) e Roccella Jonica (RC) dove ha frequentato le scuole elementari, medie e superiori. L’ultimo anno delle scuole superiori l’ha trascorso però a Crotone dove giocava in serie D e dove ha conseguito il diploma di perito elettrotecnico. A 16 anni si ritrova titolare nel campionato di Eccellenza calabrese e viene convocato nella rappresentativa regionale partecipando al torneo delle regioni in Sardegna. Nella stagione 93/94 un grande salto, viene acquistato dal Castrovillari in serie D: in un girone di ferro a 20 squadre formato da 7 calabresi e 13 siciliane, tra le quali nobili decadute del calibro di Catania e Messina, la sua squadra è protagonista assoluta e ottiene la vittoria finale con la conseguente promozione in serie C2. Arriviamo al 1996 quando studia e gioca a Crotone, qui accade un evento fondamentale per la sua vita lavorativa: “Ho vinto il concorso come volontario del Genio Ferrovieri, situazione che mi consentirà poi di essere assunto in ferrovia e ad aprile mi trasferisco a Bologna dove trascorrerò 3 anni”. Il primo anno rimane praticamente inattivo ma nella stagione 1997/98 gioca nel Soverato (CZ), in 1° categoria calabrese e vince un altro campionato. La domanda è sorta spontanea: ma vivendo a Bologna, come riuscivi a giocare in Calabria? Con la playstation, dicci la verità Tony! “Non racconto frottole, vi spiego cosa succedeva. Il presidente, personaggio incredibile, di quelli sopra le righe, mi permetteva di tornare al sud tutte le domeniche…. IN AEREO FINO IN CALABRIA PER ANDARE A GIOCARE!” Fantastico!!!! Comunque l’anno successivo rinuncia a fare i salti mortali e rimane a giocare in Emilia nella Vignolese, campionato di Eccellenza, fino a quando termina il servizio militare ad aprile 1999 e torna nella sua terra natia militando in serie D nel Locri.
La svolta che porta Tony in Toscana, e che lo vedrà protagonista da lì in poi sui campi di calcio della nostra provincia, avviene nel novembre 2000 quando viene assunto da Trenitalia, lavora a Siena alla Direzione Passeggeri Regionale Toscana fino al 2019 quando passa in Direzione Tecnica a Firenze: “In realtà mi trovo sempre a giro per l’Italia e a volte anche all’estero, mi occupo delle verifiche tecniche di treni di nuova costruzione o in restyling presso i siti dei fornitori di Trenitalia quali ad esempio Hitachi (ex Ansaldo-Breda) nei cantieri di Pistoia/Napoli/Reggio Calabria/Bologna piuttosto che Alstom nel cantiere di Savigliano (CN), Pesa a Bydgoszcz in Polonia ed altri”. In campo tanto cuore, personalità, serietà (in allegato la tabella stile “Album Panini” che schematizza la sua gloriosa carriera calcistica).
E nella vita di tutti i giorni, come si definisce Tony? “Sono una persona iperattiva, amante delle cose pratiche e la buona compagnia; mi ritengo cordiale e sempre disponibile. Tra i difetti inserisco il fatto di essere un pò smemorato, spendaccione e mia moglie puntualizza che a volte sono troppo uggioso e serioso”. A Torrenieri abbiamo avuto tutti la possibilità di conoscere un grande uomo, uno sportivo di livello in tutti i ruoli ricoperti e sapere che uno come Tony ricambia l’affetto è davvero una perla per i colori Biancorossi: “A Torrenieri ho conosciuto e frequentato persone meravigliose, evito di fare nomi per non dimenticare nessuno. Pensare e ricordare Torrenieri per me equivale a dire casa, non è tanto per parlare ma perché questa è stata da subito la sensazione che ho provato. Mi sono sentito proprio a casa, per me Torrenieri significa famiglia, amicizia, rispetto, divertimento, allegria ma allo stesso tempo anche sacrificio, abnegazione, fatica, sudore perché Torrenieri ti avvolge e ti protegge proprio come fanno i genitori con i figli ed è per questo e per tanti altri motivi che detiene un posto speciale nel mio cuore. Un grande abbraccio e sempre forza Biancorossi”. Grazie per la disponibilità Tony, buon Vento!
DiegoDomizioRosati


Matteo Cannoni

LEOCORNO, ROBUR, TORRENIERI: AMORI E PASSIONI NELLA VITA DI MATTEO CANNONI E DEI GENITORI FABIO E LINA FAITICHER

Siamo giunti all’episodio numero SEI della rubrica “BIANCOROSSI UN PO’.. SPECIALI!!!!” che ci permetterà di conoscere meglio una famiglia che vive a Siena ma è molto legata a Torrenieri e al mondo bincorosso ovvero Matteo Cannoni, suo babbo Fabio e mamma Lina. Fabio Cannoni e Lina Faiticher sono senesi ma lei da bambina abitava a Torrenieri ed è la figlia di Emilietta Calamai Faiticher che ha sempre vissuto qui fino alla fine dei suoi giorni nel 2017. Vediamo molto spesso Matteo e i suoi genitori alle partite di calcio del Torrenieri, in casa e in trasferta, e questo dimostra come il legame con il nostro paese sia davvero profondo e come i nostri protagonisti tengano meravigliosamente vivo il filo che li lega al paese della Val d’Asso. “Ho trascorso un bel pezzo della mia infanzia a Torrenieri- esordisce Matteo- in special modo durante l’estate, nei fine settimana. Anche fino a poco tempo fa frequentavo spesso il paese per venire a trovare mia nonna che purtroppo è venuta a mancare di recente. Ma nonostante questo le occasioni per venire a Torrenieri non sono mai mancate e seguo con piacere e attaccamento le sorti della squadra di calcio”.
IL SOPRANNOME DI MATTEO- Indagando sui social ci è nata la curiosità per il suo soprannome (IL VATE) e la spiegazione è semplice: ”E’ nato per una goliardata fra amici, quando su Facebook andava di moda mettere una sorta di epiteto tra il nome e il cognome, era una cosa estemporanea ma poi non l’ho più modificato ed è rimasto così”.
IL PALIO E IL LEOCORNO- L’amore per la contrada è sconfinato, impensabile descriverlo facilmente ed in maniera sintetica:” Come per ogni senese-dice Matteo- il legame con la Contrada fa parte della vita quotidiana. Attualmente ricopro l’incarico di Presidente della Società Il Cavallino, mi occupo di coordinare e gestire l’attività sociale e ricreativa del bar, delle cene, degli eventi più o meno istituzionali ed ufficiali; in generale tutto quello che riguarda la Società, che è l’equivalente del circolo, intorno al quale ruota il presente della Contrada del Leocorno”. Anche Lina e Fabio sono del Leco, suo babbo è sempre stato molto attivo e attualmente si occupa della sede museale; lui ed altri pensionati riescono a tenere aperti quasi ogni giorno la Chiesa e l’attiguo Museo, sono una sorta di guida per i turisti e per i visitatori che si avvicinano per vedere i locali.
I FAITICHER A TORRENIERI- La mamma, ex pallavolista con trascorsi in serie C alla Donatella Marroni e in serie B alla Virtus e al CUS Siena, porta un cognome molto conosciuto a Torrenieri: nei locali che adesso sono della Misericordia e dove nel 1970 sorgeva la prima sede della SIPI (azienda di pesce surgelato), per tanti anni c’è stata la farmacia. “La famiglia Faiticher- ci dice Lina- è originaria di Montalcino, lì mio nonno Feliciano aveva una ferramenta-emporio, insieme ad un fratello, e una succursale a Torrenieri. Il nonno morì nei primi anni ’50 e la ferramenta rimase a mio babbo Franco che nel frattempo si era laureato in chimica e gestiva la farmacia di Vescovado di Murlo. Si sposò nel ’51 con Emilietta, originaria di Genova, e dopo qualche anno rilevò la farmacia di Torrenieri continuando anche a seguire la ferramenta con l’aiuto della mamma. Intanto nacque mio fratello Mario, che seguira’ le orme del babbo, e io stessa che nei primi anni ‘80 gestirò la ferramenta con Giuliana Bonucci. Babbo Franco muore nel 1978, la farmacia passerà a Mario che la terrà per una decina di anni mentre io rimarrò in ferramenta fino al 1985, anno della nascita di Matteo. A Torrenieri rimane mamma Emilietta che parteciperà attivamente alla vita del paese dedicandosi anche alla Misericordia. Per me e la mia famiglia non si è mai interrotto il forte legame con il paese, frequentato spesso per visitare mia mamma fino al 2017”.
CALCIO: IL SIENA E IL TORRENIERI- Matteo e i suoi genitori sono grandi amanti del calcio e del Siena (la Robur), sono presenti molto spesso alle partite anche nelle trasferte più lontane. Babbo Fabio ha il grande merito di essere uno dei fondatori del Club dei Fedelissimi, nato nel 1970, e si è dedicato per tanto tempo a fare le cronache delle partite per le radio locali sin quando il fenomeno era ancora circoscritto e i mezzi erano decisamente di fortuna. Matteo può vantare numeri da capogiro: una app dedicata dimostra che sono ben 811 (dato aggiornato alla data odierna) le gare del Siena in cui è stato presente mentre Fabio ha assistito a ben 432 gare consecutive di campionato nel periodo 1996-2008! A volte però tornano a respirare aria BiancoRossa: “Quando il calendario del Siena lo permette, una puntata a vedere il Torrenieri è d’obbligo, sia in casa che in trasferta. Credo che il calcio cosiddetto minore –conclude Matteo-sia ormai diventato una bella boccata d’ossigeno in un mondo, sportivo e non, in cui il tifoso e l’appassionato si trovano sempre di più a disagio. Abituati per tanti anni a partite ogni girno e a tutte le ore, prezzi sempre più alti, regole e normative ai limiti del ridicolo (per fortuna in Serie C tutto è più umano), frequentare i campi di paese è un toccasana che permette di respirare l’aria del calcio autentico, dove l’unico motore è la passione. Vedo con immenso piacere e con profonda ammirazione che il modo di vivere la squadra e per la squadra che c’è a Torrenieri rappresenta un paradigma per chi come me è legato a certi valori”.
Grazie Matteo, è stato veramente un piacere conoscervi meglio, un salutone a Lina e Fabio!
DiegoDomizioRosati


Davide Corbelli

L’ARTISTA

Signore e Signori, per l’episodio numero SETTE della rubrica “BIANCOROSSI UN PO’.. SPECIALI!!!! vi presentiamo un grande amico del popolo Torrenierese che fino a pochi anni fa era in campo con il BiancoRosso sulle spalle.
CHI E’ DAVIDE CORBELLI Classe 1977, monteronese, un ragazzo serio e molto generoso che riguardo ai suoi pregi aggiunge:” Sono una persona che ascolta gli altri, perlomeno ci provo, e che mi dedico anima e corpo alle cose che mi impegno a fare. Ho anche molti difetti ma strada facendo spero di migliorare”.
PASSIONI E LAVORO Fra le passioni mette il suo lavoro, Davide è titolare dell’azienda di grafica pubblicitaria Immagine Studio di Monteroni insieme ai fratelli e al babbo, e proprio con papà Lido ha iniziato a lavorare a 19 anni; oltre all’attività sportiva, che pratica quando possibile, l’altra passione, mista ad amore e sentimenti indescrivibili, è quella di giocare con i suoi cittini; Davide e la moglie Elisa hanno infatti tre figli Vasco, Brigida e Folco (“Nomi scelti insieme” afferma l’Artista).
IL SOPRANNOME Artista, uno di quei soprannomi che fanno dimenticare nome e cognome, tanto è noto e di uso comune, o che invitano a non chiederli neppure. Le origini: “Furono due amici di Monteroni (Mirko Nencioni e quello che è diventato poi un fotografo professionista, Carlo Vigni, autore tra l’altro in questo periodo della mostra al Santa Maria della Scala di Siena L’INDUSTRIA DELLA POLVERE, la nota Torre dei pomodori di Isola d’Arbia), notavano in me delle cose un po’ fuori dagli schemi come il modo di vestire, le situazioni che consideravo, il carattere; li facevo ridere per il mio atteggiamento e così coniarono il soprannome che è arrivato fino ad oggi”. In merito ecco il ricordo proprio di Carlo Vigni: “Si, era un po’ bizzarro. E’ un tipo di arte diversa da quella di babbo Lido ma sempre sorprendente”
IL CALCIO Davide ha giocato nei settori giovanili di Monteroni, San Miniato e Castellina in Chianti mentre in ambito dilettantistico ha indossato, in sequenza, le casacche di Castellina in Chianti, Monteroni, Rapolano, Tressa, La Sorba, Torrenieri, Valdarbia, Montalcino, Tressa per concludere la carriera proprio a Torrenieri. “Ho giocato fino a 42 anni terminando il mio percorso calcistico a Torrenieri, la società a cui mi sento di appartenere tuttora e dove ho vissuto i miei momenti più belli e divertenti a livello sportivo. E’ anche la società dove ho militato maggiormente infatti in maglia BiancoRossa ho militato per ben 8 campionati”.
LA FINE DEL CALCIO GIOCATO Conoscendolo bene ci è parso importante farci raccontare come sia riuscito a smettere, staccandosi di fatto da un mondo che lo ha visto coinvolto a 360° ogni giorno dell’anno, anche d’estate, fra pre-pararazioni e trattative di mercato al fianco di dirigenti, allenatori e società amiche. Ma l’esito e la risposta di Davide Corbelli ci ha sorpreso, come spesso lui riesce a fare nella vita di tutti i giorni dove fra goliardia, simpatia, fantasia e perfetto concetto dell’amicizia catalizza importanti rapporti umani: “Non è stato difficile smettere, probabilmente perchè mi ci ero preparato da anni. Avevo capito che lo stop era dietro l’angolo e pian piano ho metabolizzato il concetto fino ad un’uscita quasi indolore”.
L’ARTISTA A TORRENIERI Tante battaglie lo hanno visto protagonista, tanto lavoro dentro e fuori dal campo, tante energie regalate disinteressatamente alla causa BiancoRossa e questo che ci racconta è quanto ha ricevuto in cambio: “Torrenieri è come se fosse un luogo segreto, finché non ci entri non ci fai caso ma al momento che varchi quel portone magico ti resta per sempre nel cuore e crei un legame indistruttibile, a me ha fatto questo effetto. C’è una tradizione, una società, un attaccamento ai colori e ai propri giocatori che non ho trovato da altre parti. Persone generose, disponibili, umili, stupende con le quali ho costruito dei rapporti di vera amicizia. Se mi immagino adesso con la palla al piede che gioco a calcio, mi vedo sull’erbetta del BiancoRossoStadium con la scritta a caratteri cubitali Ap Torrenieri in tribuna; lo faccio con le Copa Mundial ai piedi, la maglia del Torrenieri addosso e vedo e sento quelle facce e quei sorrisi e incitamenti che ho avuto la fortuna di conoscere e che non dimenticherò mai; mi vengono i brividi tutte le volte che ci ripenso o che torno in quel luogo incantevole”.
LA MASSIMA FINALE Nel ringraziarlo per la chiacchierata e per la disponibilità, è l’Artista che riprende il timone e conclude con una massima: “Sono io che ringrazio tutti coloro che mi hanno dato la possibilità di vivere quel capitolo meraviglioso della mia vita. Adesso basta perché altrimenti potrebbe scendere anche qualche lacrima; sono sensazioni bellissime ma come diceva il grande saggio PierPaolo Bremino -OGNI FRUTTO VUOLE LA SUA STAGIONE- la bellissima storia è finita, con tanti sorrisi, ricordi e certezze. Torrenieri per sempre nel mio cuore!”
DiegoDomizioRosati


Anna Minucci

ANNA MINUCCI FRA IL GRANATA E IL BIANCOROSSO DI TORRENIERI E GIRAFFA

L’episodio numero OTTO della rubrica “BIANCOROSSI UN PO ‘SPECIALI” parla di ANNA MINUCCI, nota alle cronache paesane anche come ANNA DEL TITTIRI.
CHI E’ Anna è la ragazza che la domenica siede in tribuna e incita, e urla, e tifa, e canta, e trascina. Anna è una figura che non passa inosservata, che mette sempre anima e cuore nelle cose che fa ed anche sugli spalti del BiancoRossoStadium è sé stessa, focosa, appassionata, agguerrita, stimolante. “Sono una persona sincera, questo credo sia il mio pregio più
grande; parlando dei difetti, e sono comunque punti di vista, io dico sempre quello che penso, spesso anche prima di pensarlo”.
IL LAVORO, GLI HOBBY E LE PASSIONI Anna è impiegata presso l’Azienda USL Toscana Sud Est, si occupa di medici convenzionati ed in particolare della Medicina Pediatrica. Ha diversi hobby:” Mi piace cucire, ricamare, lavorare manualmente e di fantasia, avrei voluto essere un’artigiana, anche se il lavoro che faccio mi piace molto”. Ecco anche una perla di giovinezza, un piccolo trascorso con lo sport delle bocce: “Ho partecipato per due anni consecutivi ai campionati italiani, sinceramente non per capacità evidenti ma perché credo che facesse comodo mettere in campo una ragazza; ho giocato anche in coppia con Daniele Rappuoli e, ai campionati italiani, con Gianluigi Cardelli di Monteroni”.
L’INIZIO DELL’AMORE GRANATA “In tutto quello che faccio metto in campo il massimo ma la passione vera è una sola, il Toro; la passione in questo senso è intesa come forte emozione e grande sofferenza”. Alla
domanda su quando è sbocciato l’amore verso la squadra granata, ecco cosa ci racconta con sentimento e trasporto: “Non c’è una data d’inizio
perchè il Toro non si sceglie, è lui che sceglie te! Mi sono appassionata di calcio da piccola, quando la domenica mio babbo tornava da arbitrare e si
impadroniva dell’unica TV in bianco-grigio per guardare prima 90° minuto, poi la sintesi della partita di serie A e quindi domenica sprint su RAI 2; mi risparmiava la Domenica Sportiva perché mi spediva a letto. Ho capito che era meglio se me lo facevo piacere ma sinceramente non immaginavo che mi “prendesse male” così”.
IL PRIMO RICORDO DEL TORO “Purtroppo non è lo scudetto del 1976 ma l’amore per Van de Korput, olandese dai lunghi baffi e dal nome che offriva grandi spazi all’ironia; con il tempo, in una vita scandita dalla
quotidiana normalità (laurea, lavoro, famiglia) il Toro è sicuramente la mia malattia”.
LE PARTITE ALLO STADIO Per Anna non è mai stato facile vedere il Toro dagli spalti, anche in periodi pre pandemia, infatti la distanza geografica che la separa da Torino è enorme; negli anni di Università si è
comunque accomodata spesso in curva Maratona.“Molto più semplice è stato vederlo in trasferta, la prima partita a Firenze è stata nel 1981 a
soli 10 anni mentre il primo derby nel 1985. Di partite in Toscana ne ho perse poche, le trasferte in Emilia Romagna sono state le più frequentate perché mi appoggiavo dalle zie a Sasso Marconi. E poi Roma, Frosinone, Terni, Gualdo Tadino (“Perché il Toro ha fatto anche tanta serie B e io c’ero”). Naturalmente un lungo periodo di stop dalla nascita di Benedetta
fino al 10° compleanno di Diletta: loro vengono sempre prima, anche del Toro”.
I COLPI DI TESTA Abbiamo voluto sapere di qualche pazzia compiuta per la fede granata: “Quando hai 20 anni non senti la fatica, solo la voglia di cantare per 90 minuti. Il colpo di testa più grosso è stato quello di
portare le mie figlie al derby nel 2016, partenza alle 4 del mattino e ritorno in nottata; a 45 anni ho avuto bisogno di due giorni di ferie per riprendermi dalla fatica… e dalla doppietta di Higuain”.
LA VITA IN FAMIGLIA Nessun problema, gli equilibri si sono consolidati perfettamente e il milanista Tittiri riceve i complimenti dalla sua donna: “In casa la vita è semplice, Gianluca è un tifoso da divano, di carattere
pacato, difficile discutere con lui. Soprattutto è un uomo intelligente che ha capito di non doversi mettere in competizione con la mia passione”. E le figlie? “Benedetta è milanista per scelta, Diletta è milanista ma preferisce la pallavolo e il basket. La loro scelta non è mai stata un problema per me a parte durante un Milan-Torino… io in curva ospiti e loro in curva sud, la separazione al tornello è stata difficile”.
In famiglia Ciacci/Minucci c’è anche un altro mondo Bianco e Rosso oltre al Torrenieri, e qui si parla di Palio: “La Giraffa è la vera passione delle mie figlie, la loro identità. Non ricordo come sia nata, Benedetta aveva già la bandierina da turista nel 2004, da piccina, dopo la vittoria di Donosu Tou scosso, Diletta in realtà è cresciuta in Provenzano perché accompagnavamo sempre la sorella. Con Gianluca abbiamo fatto tanti
sacrifici per assecondare il sentimento delle ragazze e la contrada della Giraffa ha contraccambiato accogliendoci sempre a braccia aperte e regalandoci tante emozioni, sempre in perfetta tinta BiancoRossa”. Grazie Anna, un abbraccione!
DiegoDomizioRosati


Anton Voyat

LA STORIA DI ANTON: IN PALESTRA CON FORZA, DETERMINAZIONE E SERENITA’

Nella puntata numero NOVE della rubrica BIANCOROSSI UN PO’… SPECIALI raccontiamo la bella storia di Anton Voyat, ragazzo ucraino classe 1997 che vive da molti anni a San Quirico d’Orcia e che lavora nella biblioteca comunale del paese. Anton frequenta assiduamente la palestra AssoGym di Torrenieri ed ha un ottimo feeling con i compagni e con lo staff. Per cominciare l’intervista, condotta sul posto dalla preziosa Camilla Montigiani, abbiamo chiesto ad Anton proprio un parere sui tre istruttori dell’Assogym, gestita dall’A.S.D. Polisportiva Torrenieri da oltre 20 anni, ovvero Filippo, Matteo e Simone: “Sinceramente non mi aspettavo tanta disponibilità, trovo grande collaborazione già al mio arrivo nel parcheggio della palestra. Mi aiutano a scendere dalla macchina con la mia sedia a rotelle, questo sembra un gesto semplice ma per me è molto prezioso perché così mi sento autonomo e riesco a frequentare la palestra senza ostacoli di nessun tipo, traendo poi enormi benefici dall’attività sportiva”. Anton ha un programma personalizzato, il personale lo segue per lo svolgimento degli esercizi di una scheda che prevede allungamenti per le gambe e poi panca piana, trazioni alla sbarra ed esercizi a varie macchine per la parte superiore.

Gli istruttori parlano di Anton con ammirazione e affetto, ne apprezzano la caparbietà e la costante determinazione nel grande lavoro che svolge. Camilla, consigliere dell’A.S.D. Polisportiva Torrenieri e responsabile della palestra, ci dice di aver provato estremo piacere nel conoscerlo e di aver incontrato un ragazzo dotato di una forza, una serenità e un’energia davvero impressionanti; è rimasta molto colpita dalla brillantezza degli occhi nel parlare dei tanti argomenti oggetto della chiacchierata. Facendo un passo indietro, Anton, racconta che quando è arrivato all’Assogym si aspettava che fosse tutto più semplice; con il tempo però ha preso le misure e per lui oggi le cose sono molto diverse rispetto all’approccio iniziale: “E’ una fatica che mi piace sopportare, non la avverto. E’ una questione di testa, serve allenarla bene e così, anche se un esercizio è difficile e impegnativo, non sento la stanchezza e sono pronto a ripetere più volte gli esercizi proposti”.

Appena arrivato nella struttura di Torrenieri conosceva soltanto una persona ma ben presto sono nate diverse amicizie nella condivisione delle attività, degli spazi e del tempo trascorso insieme. Entrando in ambito personale ci dice che il suo film preferito è QUASI AMICI, ascolta prevalentemente musica rap russa e tifa Juventus con passione. La mamma lo chiama con il nomignolo di Antoncino mentre in palestra, in conseguenza delle sue grandi doti di forza fisica e mentale, è stato definito lo SQUALO UCRAINO. Anton con doti ammirevoli di gentilezza e educazione lancia un messaggio per coloro che vorrebbero praticare attività fisica ma non riescono a trovare tempo e voglia: “L’importante è provare e farlo con un’idea propositiva, con la giusta testa risulta tutto più facile. Io sono pigro ma vedendo i risultati positivi mi stimolo ogni giorno e ne sono molto felice”. Anton possiede anche una vena artistica, ha inventato infatti il marchio DISALITY applicato in magliette e felpe che realizza per gli amici: “L’idea è quella di far riflettere sulla disabilità guardandola in maniera positiva, senza mollare e senza piangersi addosso. Scherzandoci sopra ho voluto creare un marchio che si propone di dare la giusta carica a chi ne ha bisogno”.

Infine un monito che crediamo meriti attenzione, Anton articola concetti profondi che potrebbero servire a tante persone per valorizzare anche le cose semplici: “Penso che lamentarsi non aiuta mai e non risolve i problemi. Nella vita bisogna agire e basta: io sono in sedia a rotelle ma vedo che in giro ci sono situazioni peggiori, a me non manca niente perché guido la macchina, vado a giro, vado in discoteca e in palestra quindi va benissimo così”. Un pensiero va alla guerra che purtroppo la sua nazione sta vivendo: “Provo un po’ di fastidio a sentire le valutazioni di chi non conosce la realtà dei fatti, da dietro ad una tastiera è troppo facile giudicare, se non si conoscono le cose sarebbe meglio non commentare. I primi giorni ero molto provato, non riesco a spiegarlo facilmente. Se fossi stato nelle condizioni di farlo non avrei avuto dubbi e sarei partito. Se potrò aiutare qualcuno lo farò con il cuore”. Grazie infinite Anton, complimenti sinceri!
DiegoDomizioRosati


Roberto Amaddii (Briciola)

ROBERTO AMADDII (BRICIOLA), DA PIAN DELL’ASSO ALLA TUSCANY CROSSING

Siamo arrivati in doppia cifra con la rubrica BIANCOROSSI UN PO’.. SPECIALI!!, e la puntata numero DIECI racconta la storia di “BRICIOLA”, alias ROBERTO AMADDII. Roberto è nato a Torrenieri nel 1957, a Triboli di Mezzo, ha vissuto tra Pian dell’Asso e la Castellina in un mondo che oggi sembra preistoria dove non c’era l’energia elettrica e dove per giocare serviva inventarsi qualcosa di nuovo ogni volta, partendo dal niente. Ha frequentato le scuole elementari a Torrenieri raggiungendole rigorosamente a piedi, percorreva 2 km all’andata e 2 km al ritorno. Nonostante la distanza, ricorda felicemente quel periodo: “Finalmente potevo giocare con altri bambini”. Il primo giorno di scuola fu immediatamente battezzato BRICIOLA: “Complici due fette di pane con il prosciutto”, ci dice. All’età di dieci anni la sua famiglia si trasferì al Poggio: “Fu un anno di festa, il Torrenieri tornava a fare la squadra di calcio con i vari Migliorini, Leoni, Terzuoli e ricordo le interminabili partite al campo sportivo; ero costretto a portare sempre il pallone, altrimenti non mi avrebbero mai fatto giocare”. Di seguito il trasferimento a San Giovanni d’Asso, con suo grande dispiacere, ma i contatti con il paese natio continuarono: “Tornai a giocare a Torrenieri e feci la trafila dalle giovanili fino alla prima squadra”. Un ricordo indelebile riguarda la vittoria prestigiosa a Montalcino: “Facevo parte del gruppo che vinse la Coppa Fortezza. Erano i tempi dei derby genuini e affascinati ma c’era un problema enorme: gli undici titolari erano sempre i più bravi mentre le riserve entravano solo in caso di bisogno. A quel punto allora optai per gli amatori avendo così la possibilità di giocare; sinceramente ero un po’ scarpone ma riuscivo comunque a cavarmela e mi ritagliavo i miei spazi”. Nel 1981 Roberto si sposa con Paola e torna a vivere a Torrenieri. “Da allora in Biancorosso ho fatto di tutto, il giocatore, l’allenatore delle giovanili e degli amatori, il dirigente e pure il custode del campo sportivo”. Tra i ricordi calcistici del nostro protagonista c’è lo storico Torneo Asso: “Rimane il mio Mundial, ho giocato sei finali in undici anni con cinque vittorie: 2 con il Montisi, 2 con il San Giovanni d’Asso, 1 con il Torrenieri. Quella con tutti i ragazzi del posto, under 18 e amatori, rimane la più bella, uniti e determinati dall’inizio alla fine ed il tutto condito con un pizzico di sale (un po’ stregone lo sono sempre stato)”. Alla soglia dei 40 anni si trasferisce a Siena non riuscendo più a conciliare il calcio con gli impegni lavorativi; arriva di fatto la svolta sportiva e complice anche la vicinanza con il Campo Scuola di via Avignone, si dedica al podismo. Roberto si definisce un bastian contrario ed un sognatore mentre si imputa il fatto di dare troppa fiducia a tutti rimanendo talvolta inevitabilmente deluso: “Oppure sarà che sono io a deludere loro”. Il legame con Torrenieri è indissolubile ed ancora oggi, ogni lunedi mattina, il primo pensiero è vedere il risultato della squadra. “Pur non seguendo in prima persona, percepisco ancora nitidamente cosa rappresentano la passione e l’amore di un paese intero, l’attaccamento a quel BiancoRosso che è la magia di un paese e di un popolo; oggi che il calcio sembra smarrire i valori più importanti, questi resistono forti in me e quando salgo nella terrazza di famiglia della casa dove abitavo, mi capita di commuovermi nel vedere il glorioso BiancorossoStadium”. Ci racconta di aver lavorato per un bel periodo al Forno di Giano: “Quando hai trent’anni non senti la fatica; ero facilitato dal fatto di lavorare a cento metri da casa”. Con il trasferimento a Siena ha poi prestato servizio per oltre 20 anni nel settore plastica della Diesse.
Siamo infine entrati nei dettagli della sua grande passione. Il podismo lo coinvolge con entusiasmo ed i risultati personali sono molto gratificanti anche in considerazione dell’età anagrafica: “Credo che la corsa sia sempre stata nel mio DNA, alla base di tutto metto i valori di fatica, impegno e abnegazione; sono riuscito a portare a compimento 5 maratone con tempi sotto le tre ore ed ho un personal best di 2 ore e 52 minuti”. Roberto è costantemente ispirato dal motto IL LAVORO PAGA SEMPRE e questo suggerimento, arrivato per caso da una persona anziana tanto tempo fa, lo ha sempre motivato specialmente per controbattere con i fatti ad una famiglia che vedeva lo sport come una perdita di tempo. Da tanta passione è nata anche un’idea geniale infatti ha creato un evento diventato ormai cult per lo sport di riferimento e la “sua” Tuscany Crossing richiama ogni anno una schiera di atleti pronti e desiderosi di partecipare e portare a termine una gara davvero particolare, faticosa, estenuante, importante. Chiediamo a “Briciola” come nasce quella che oggi è una grandissima realtà del podismo, la gara organizzata dall’ASD SienaRunners, di cui è attualmente presidente, e che tra l’altro è in programma i prossimi 22 e 23 aprile: “Ho voluto portare la gente comune e gli amici che condividono la mia stessa passione, nei luoghi che amo e che rappresentano le mie origini; l’anima dell’evento è proprio il popolo della Valdorcia. Questo è il mio modo di unire la passione per il podismo e l’amore per il territorio dove sono nato. L’amore per lo sport e la condivisione di certi valori nascono dalla cultura e dal contesto in cui si vive, da qui si forma il carattere”. Bellissimo questo legame, solidissimo, con un pensiero al paese di origine che riaffiora in molti concetti affrontati: “Posso dire che Torrenieri con la sua comunità e con il calcio ha contribuito a formare persone speciali…chi passa da qui non lo scorderà mai…e io sono uno di questi”.
Grazie infinite Roberto!
DiegoDomizioRosati


Matteo Laruccia

MATTEO LARUCCIA AL SASSUOLO, POI L’UNIVERSITA’ E IL TORRENIERI

Prosegue l’attività editoriale della rubrica BIANCOROSSI UN PO’ SPECIALI. Dopo le prime settimane di pubblicazioni, il Direttore Massimo Armini ed il sottoscritto vogliono ringraziare sentitamente tutti coloro che ci seguono e mostrano apprezzamento per un’attività che fino ad oggi non avevamo mai proposto; i riscontri sono buoni, ne siamo felici e ringraziamo sia i protagonisti che i lettori, tutti molto coinvolti anche con domande e curiosità. Il numero UNDICI parla di Matteo Laruccia, attuale giocatore del Torrenieri con trascorsi in ambito giovanile professionistico nelle fila del Sassuolo. Matteo è nato a Modena il 13 gennaio del 1997 e si è trasferito a Siena nel 2017 per motivi di studio, frequenta il corso di laurea in Medicina e chirurgia presso il nostro Ateneo. La sua famiglia, babbo Nicola, mamma Maria e il fratello Francesco abitano a Modena ma la distanza non impedisce l’unità e la continua condivisione di esperienze e situazioni. Matteo ci parla del suo carattere, pregi e difetti: “Mi ritengo una persona seria, costante, che cerca di portare sempre a termine gli impegni presi. Dico sempre quello che penso, nel bene e nel male, e per questo a volte posso sembrare un po’ troppo diretto”. Altre attività ed hobby sono difficili da praticare, al momento, in quanto gli impegni tra l’università e il calcio gli impediscono di trovare spazio per altro. Ecco la sua storia calcistica: “Ho cominciato a giocare a calcio all’età di 7 anni nella squadra Modena est come terzino sinistro poi a seguito della fusione fra due polisportive (Modena est e Sirenella) ho continuato a giocare per qualche anno nella nuova Modenese, ricoprendo diversi ruoli tra cui il libero, il terzino, l’esterno alto e punta centrale”. Poi arriva una svolta importante: “All’età di 13 anni il Sassuolo mi ha convocato per un provino, andato poi a buon fine. Ho cominciato come esterno alto per poi ricoprire il ruolo definitivo di terzino. È stata un’esperienza che mi ha fatto crescere caratterialmente, fisicamente e tecnicamente anche grazie ad alcune figure della società tra cui Mauro Mayer e Rubens Pasino. Giocare a Sassuolo mi ha anche permesso di vedere da vicino i giocatori della prima squadra, di capire la loro mentalità ed apprezzare il ritmo di un calcio di alto livello molto diverso da quello che avevo vissuto fino a quel momento. Dopo un anno nella Primavera sono stato girato in prestito alla Virtus Castelfranco, dove ho trovato un gruppo di amici oltre che compagni di squadra, e lo stesso vale anche per tutta la società nel suo insieme”.
Matteo dopo le scuole superiori decide di sostenere il test di ingresso a Medicina, all’Università, e dopo l’esito positivo con il conseguente ingresso al corso di studio, si trasferisce a Siena cercando anche nuovi spiragli calcistici in Toscana. Prima ha un contatto con il Badesse in Eccellenza e nell’arco dello stesso anno, il 2018, comincia il dialogo con il Torrenieri che apre così la strada per vestire la casacca BiancoRossa:. “Sono stato accolto in maniera splendida dai dirigenti, da mister Magneschi e da tutti i ragazzi della squadra”. Nonostante una breve parentesi all’Asta Taverne, Laruccia gioca ancora oggi in Val d’Asso ed è uno dei baluardi difensivi della formazione di Giacomo Ciacci, che ci dice: “E’ un giocatore molto forte, un mancino che fa del fisico e del tempismo le sue armi migliori; riesce benissimo a rimanere concentrato, è un cardine per la nostra difesa”. Come valuta Matteo l’esperienza generale e attuale a Torrenieri? “Siamo un gruppo di amici, dirigenti inclusi, per la comune passione del calcio impieghiamo tempo, cuore ed energie. Qualunque possa essere il risultato di giornata, ogni domenica trascorre in famiglia, con una solida forza del gruppo che anche a cospetto di alcune inevitabili incomprensioni riesce a rimanere coeso virando sempre nella stessa direzione. Ci divertiamo ad ogni singolo allenamento, anche con i vari membri dello staff.” In proposito non poteva mancare qualche considerazione del DS Bonucci:” Laruccia si caratterizza, oltre che per le sue doti in campo e per la serietà sempre dimostrate, anche per la particolarità di uscire sempre per ultimo, dopo l’allenamento; non c’è proprio niente da fare, se c’è la cena settimanale, lui arriva a tavola quando gli altri sono ormai al secondo”. I sogni di Matteo rimangono un mistero, è piuttosto scaramantico pertanto preferisce non rivelare ciò che si aspetta dal suo futuro; per adesso punta a concludere il percorso universitario per vedere dove lo porterà la sua professione. Buon Vento Matteo, grazie!
DiegoDomizioRosati


Cesare Brasini

CESARINO FRA MUSICA, FAMIGLIA, MACCHINE D’EPOCA. E NELLE GIOVANILI DEL TORRENIERI ERA TUTTO UN GIOCARE MA NON A PALLONE…

Siamo al NUMERO DODICI della rubrica BIANCOROSSI UN PO’… SPECIALI!!
In questa occasione parliamo di Cesare Brasini, Cesarino per tutti, nato in una piovosa giornata del 5 dicembre 1983 alle 4 di mattina, da babbo Torrenieriese e mamma di San Quirico. Ha frequentato l’asilo e le elementari a Torrenieri, le medie a San Quirico; poi le superiori a Siena, al Sarrocchi, dove si è diplomato geometra con 60/100, nell’anno 2004: “E due bocciature che mi sono servite per acquisire la giusta esperienza”. Poi il salto nel mondo del lavoro dove ha fatto il postino, l’assistente per le stufe a pellet, il cassiere, il cameriere, ha lavorato in un campo da golf. Ora si è stabilizzato in ambito edile mettendo a frutto gli sforzi degli studi ed è impegnato come muratore/geometra/capo cantiere. Quali sono le tue qualità? “Sono una persona molto attenta ai particolari; inoltre ho il pregio di saper suonare il pianoforte”. E fra i tuoi difetti, cosa metti? “Il fatto di saper suonare soltanto il pianoforte! E poi che non sono in grado di riconoscerli, i miei difetti”. Partenza sprint per lui, l’interesse cresce domanda dopo domanda. Una delle grandi passioni di Cesare è la musica, fa parte del gruppo The Shakers del quale ci racconta spunti, curiosità e dettagli interessanti: “La band è attiva dai primi anni 2000; nacque da un’idea mia e di Costantino Disalvia, che ha suonato come bassista con noi per molti anni e tutt’ora ci dà una mano in caso di bisogno, ed è arrivata fino ad oggi senza sciogliersi mai”. Nel tempo i componenti sono cambiati e da oltre 10 anni il gruppo è composto da Giovanni Miatto al basso, Federico Buffi alla batteria, Leonardo Pasqui alla chitarra e Cesare Brasini al pianoforte e voce. Come nasce il nome del gruppo? “Shake significa SCUOTERE, è correlato al genere musicale della band che è il rock and roll; roba che fa ballare, quando ascolti i The Shakers ti devi scuotere e farti trasportare dal sound”. C’è anche una particolarità importante che si ripete da sempre, prima di ogni concerto: “Facciamo 61 flessioni, tutti quanti! E’ un rito scaramantico per la serata ma che ci serve anche per tenerci in forma”. L’altra grande passione di Cesarino è quella per le macchine d’epoca: “Sinceramente non ricordo come è nata ma è viva in me da tempo ed è molto forte; la prima fu un Maggiolino che mi comprò mio babbo, dopo presi un‘Opel Rekord del 1966. Adesso ho una Chevrolet Bel Air del 1957 e una Mustang del 1966 convertibile”. Un salto indietro ci riporta ai ricordi calcistici del giovane Brasini, tesserato per le giovanili dell’A.P. Torrenieri. I suoi trascorsi, dice, non sono stati memorabili e ci fornisce la sua stravagante ed appassionante versione: “Non ho grandi ricordi perché io quando giocavo a pallone, non giocavo a pallone. Era tutto un giocare ma non a pallone; mi divertivo a smuovere e rivoltare la terra, era più spassoso sedere in panchina che andare in campo. Una volta mi intervistarono, non ricordo chi, chiedendomi quale fosse il mio ruolo preferito e io risposi: IL GUARDALINEE! Perché? Perché secondo me aveva la divisa più ganza, era una figura autoritaria, mi piaceva qual ruolo!”. Oggi Cesare è un babbo innamorato della sua bambina e della sua famiglia, è un uomo diverso che ha cambiato la visione della vita: “Linda è spettacolare ogni giorno di più, è sempre più forte. Una bella botta di vita per me e Marta e per tutti i nonni, ha dato grande brio a ognuno di noi. Pensate che il Bao (suo babbo ndr) ha iniziato a fare le vocine, non credevamo ne fosse capace, nessuno lo aveva mai sentito né con me né con mio fratello. Finora aveva soltanto fatto PI-PI-PI per i richiami a caccia, ma nient’altro”. Fra prima e dopo l’arrivo della piccina è cambiato il suo modo di vedere le cose e di dare la giusta importanza ad una realtà rispetto che ad altre: “Anni fa pensavo di più al gruppo musicale, non avevo comunque una visione lunghissima della mia vita. Mano a mano che il tempo passa cerchi però di guardare sempre più lontano e ora, con la famiglia che si è creata, le priorità sono diverse. Ho sempre sognato di avere una famiglia, ora c’è più attenzione al futuro, prima era ovviamente soprattutto divertimento. Il mio sogno è di poterla allargare ulteriormente, l’obiettivo è la tranquillità generale, con la salute alla base della normalità quotidiana; senza mollare ovviamente i miei meravigliosi diversivi musicali e le macchine”.
Grazie Cesare, un abbraccio grande!
DiegoDomizioRosati


Marika Gorelli

MARIKA, LA MOJORETTE DI ASCIANO, TRASLOCA A TORRENIERI E SI METTE IN POSA CON IL Biancorosso!

Vi presentiamo la storia di Marika Gorelli, la moglie di Valentino Biancucci per capirci. E’ lei la protagonista della puntata numero 13 della rubrica BIANCOROSSI UN PO’.. Speciali! Marika dal 1988 al 2012 ha vissuto ad Asciano per poi trasferirsi a Torrenieri dopo l’incontro con “Vale”; da piccola, per alcuni anni, si era spostata a Montalcino in seguito al lavoro del babbo (vigile ecologico) e vi ha frequentato l’asilo. Elementari e medie ad Asciano e poi il liceo linguistico Monna Agnese a Siena, con le idee molto chiare avendola già scelta in prima media. Marika conobbe Valentino alla festa della Misericordia a Torrenieri, nel 2006: lei volontaria alla Misericordia di Asciano e lui a quella di Torrenieri. Dopo l’acquisto della loro casa, il 1° gennaio 2012 Marika diventa ufficialmente cittadina di Torrenieri. “Non è stato facile il trasferimento, tutt’altro. Ad Asciano ero impegnatissima in tante situazioni paesane con la contrada, la misericordia, la protezione civile, la banda e la sinistra giovanile. Ritrovarmi in un paese dove non conoscevo nessuno e dove giocavo un ruolo da semplice spettatrice è stato abbastanza traumatico, per me il paese va vissuto, non ci devi solo dormire. Inoltre, senza generalizzare, ho percepito che la mentalità delle persone fosse piuttosto chiusa. Ricordo con piacere però una delle prime cene, con Valentino ad una festa degli amatori BiancoRossi: ero seduta davanti ad una signora e le stavo raccontando del fatto che ancora non conoscessi nessuno. Lei senza pensarci due volte mi tese la mano e mi disse PIACERE, SONO VIVIANA, LA MAMMA DI ANDREA. ORA CONOSCI ME! Poi tutto è cambiato con l’arrivo di Mattia”. Abbiamo parlato poi dei suoi pregi e dei difetti: “Solitamente vado d’accordo con tutti, parlo con chiunque e non mi arrabbio quasi mai. Mi ritengo una persona altruista, paziente, disponibile e affabile. I difetti ci sono e, su suggerimento di Valentino, direi disordinata, testona e dormigliona”. Molto bella una situazione che ci piace sottolineare, dopo averle chiesto quali fossero i suoi hobby e le passioni: “Da un po’ di tempo non ho più hobby mentre in passato collezionavo peluche e francobolli: i primi, dopo la nascita di Mattia, sono andati in una struttura che accoglie bambini meno fortunati dei miei, i secondi sono rimasti tutti a Asciano”. E continua: “Mi piace molto viaggiare, andrei ovunque, anche nel paesello accanto pur di vedere posti nuovi. Sono molto curiosa, mi piace conoscere le cose diverse dalle mie, tipo le culture, la cucina, i modi di fare ed i modi di dire. Sono convinta che la curiosità spinga l’uomo verso la conoscenza”. Le abbiamo poi chiesto del lavoro, delle sue esperienze a proposito: “Per fare un po’ di pratica con le lingue, ogni estate, a cominciare dal 1998, lavoravo nell’ufficio turistico di Asciano: sorvoliamo sulla gratificazione economica che ne conseguiva. Nel 2002, quando decisi di interrompere gli studi universitari, mio babbo mi mandò a lavorare nella mensa scolastica della scuola di Arbia, con la speranza di dissuadere le mie convinzioni e farmi riprendere gli studi. Nel 2003 ho lavorato come receptionist nell’agriturismo Montecerconi di Torre a Castello, nel 2004 sempre come receptionist a Casabianca e nel 2005 sono stata assunta alla Chiron, l’attuale GSK. Non sono più tornata all’università”. Ed ora conosceremo la storia della Marika/majorette: “Nel 1989, a 7 anni, sono entrata nel gruppo delle majorette della filarmonica Giuseppe Verdi di Asciano. Eravamo 32 ed io ero la più piccola. Pian piano sono diventata capo majorette, poi mazziera, capo mazziera ed infine maestra. Ho sfilato per 21 anni fino al 2010. Abbiamo fatto raduni e sfilate un po’ ovunque tipo a Mirabilandia, a Sorrento, a Magione, a Trieste. Durante i raduni ci univamo alle altre majorette e facevamo gli spettacoli insieme, ognuna di noi con il proprio strumento. C’era chi aveva i pompon, chi una bandiera e noi avevamo due mazze di ferro (io ce l’ho ancora!)”. Come vedresti Valentino in una banda? “Lo vedrei bene nel ruolo di maestro della filarmonica: a lui piace avere tutto sotto controllo”. Il rapporto con l’A.S.D. Polisportiva Torrenieri inizia nel 2014 quando ha ricoperto il ruolo di segretaria della NiuTim, la squadra di calcio femminile BiancoRossa; prima dell’avvento pandemico ha frequentato la palestra Assogym nei corsi di Zumba e Yoga organizzati ed è stata protagonista anche al Pallinaio in occasione di alcuni servizi estivi. La vita familiare in casa Gorelli/Biancucci come si svolge? “È una corsa continua fra pulizie, panni, pranzi, cene, figli e marito; non c’è mai un minuto di tranquillità però va benissimo così, non sono fatta per stare sola o con le mani in mano.” Marika conclude raccontando una storia divertente riguardo il primo approccio con Valentino:” Era il 2006, me lo hanno presentato come il Pompiere di Torrenieri. Ricordo che io mi presentai con un bel sorriso mentre lui mi trattò con molta sufficienza facendomi una pessima impressione. Aveva l’aria del SONO BRAVO SOLO IO, SONO FIGO SOLO IO, GUARDATE SOLO ME. E poi aveva i capelli sparati alla Dragon Ball. Poco tempo dopo lo trovai a ballare in discoteca, dove addirittura non mi riconobbe o comunque fece finta. Andai di proposito a salutarlo e lui se ne uscì con un CI CONOSCIAMO? Mi fece così arrabbiare che iniziai a dire il peggio possibile di questo individuo piuttosto discutibile. Poi ci ritrovammo ad una cena tra misericordie: io ero rimasta letteralmente a piedi e chi c’era accanto a me con la macchina già in moto? È proprio vero che chi disprezza compra: sono passati ormai 15 anni dal giorno dell’acquisto!”
Grazie Grazie Marika, collaborativa e molto divertente!
DiegoDomizioRosati


Dario Nittolo

LA ROCCIA DELLE CHIANE CHE CORRE FORTE DOPO LE BATTAGLIE NEGLI AMATORI DEL TORRENIERI

Riprende l’appuntamento con la rubrica BIANCOROSSI UN PO’ SPECIALI ed il protagonista della puntata numero 14 è Dario Nittolo, classe 1985, il marito di Camilla Montigiani (avvocato e nipote di Francesco Saletti, mitico ex macellaio Coop) e babbo del piccolo Lorenzo, così per capirci e per definire anche i dettagli familiari. Nato a Foiano della Chiana e trasferitosi a 4 anni a Rigomagno, frequenta materna, elementari, medie a Sinalunga poi il salto al Sarrocchi a Siena. Si è quindi laureato in Chimica all’Università di Siena ed è stato assunto al Monte dei Paschi nel 2009. Il lavoro in banca è nato un po’ per caso, tramite il concorso che offriva il miraggio del fatidico “posto fisso”: l’esito positivo lo ha visto impiegato a Sorrento, Roma, Firenze, Montepulciano Stazione e Montepulciano paese; attualmente è a Monte San Savino. CARATTERE, PREGI, DIFETTI “Il pregio che mi riconosco è la tenacia, non mi arrendo facilmente in nessuna circostanza. Il difetto è invece riferito alla mia impulsività, e tendo poi a fidarmi troppo delle persone”. HOBBY “Attualmente la corsa, non c’è tempo per fare altro e non è poco se riesco a coltivare questo. Faccio anche un po’ di palestra (calisthenics)”. PASSIONI “La tecnologia, da sempre”. ATTORI PREFERITI “Di Caprio, Christopher Olsen, Matthew McConaughey”. GENERE MUSICALE “Ascolto un po’ di tutto, Green Day, Queen, Linkin Park e musica italiana”. La parola poi è passata alla sua compagna: “Dario ha un bel caratterino, è molto competitivo, determinato, testardo ed ha poca pazienza. Lui programma sempre tutto, é un perfezionista, anche nel cucinare, dove è bravissimo. Pianifica ogni cosa con il massimo impegno e dà sempre il 100%, in tutto, dal lavoro alle gare. E quando a volte i risultati che si è prefissato non arrivano…aiuto, apriti cielo spalancati terra!!! Nonostante possa sembrare un pò scontroso al primo impatto, adora stare in compagnia e organizzare cene; è una persona dal cuore molto grande, uno di quelli che si fa in quattro per gli amici e su cui si può fare affidamento”. ATTIVITA’ CALCISTICA Ha iniziato a giocare a Sinalunga, prima come attaccante “Con pessimi risultati” poi come terzino “Perché dotato di grande corsa”. Quindi il centrale, era ostico da superare e garantiva compattezza al reparto arretrato. A 17 anni l’incidente che lo ha bloccato, una ferita alla testa importante dopo la quale è subentrata la paura nel saltare per prendere il pallone: “Il declino calcistico è stato rapido”. Ma non molla e riparte dalla Seconda categoria: “Sono andato a Trequanda giocando poco, ci ho messo anche del mio per non riscuotere tanta fiducia, e quindi il passaggio negli amatori a Rigomagno. Lì ho vinto diversi campionati tra cui quello storico di Eccellenza Uisp con la finalissima all’Artemio Franchi di Siena”. Poi due anni a Sinalunga e quindi a Torrenieri, dove gli viene affibbiato il soprannome di Roccia, per la sua grande tenacia e forza mentale e fisica, e dove decide di chiudere: “Il calcio è traumatico, il fisico ad un certo punto non regge più”. Dopo il pallone si dedica al podismo, lascia il calcio e inizia a correre; comincia a porsi dei traguardi da inseguire e con la solita passione coltiva questa nuova avventura. Riesce a portare a termine ben 2 maratone, tante mezze maratone tra cui l’ultima a Terni con un grande risultato per le sue caratteristiche, in un’ora e 30 minuti segnando un passo di 4,16/4,17 al chilometro. Ed ora la meta dei 100 metri, un’incredibile inversione a U che lo sta proiettando dalla resistenza massima alla velocità estrema… roba per pochi, sinceramente! LA VITA PRIVATA L’incontro con Camilla che in seguito lo porterà a Torrenieri si consuma allo storico locale La Vispa Teresa: “Il primo passo l’ho fatto io, come da tradizione, andando a conoscerla”. “E’ vero -dice lei- si è fatto avanti lui, era il 2006. Rompeva le scatole in maniera importante (come faceva da difensore alle costole degli attaccanti avversari, aggiungiamo noi) e mi chiese il numero di telefono che comunque non mi sentii di dargli. Per togliersi di torno mi obbligò però a memorizzare il suo: esasperata e sfinita gli detti retta. Per caso, forse per il destino, non lo cancellai dalla rubrica: insomma, il primo passo lo fece lui ma quello decisivo io. Stiamo insieme da marzo 2008 e ci siamo sposati nel 2016 venendo ad abitare a Torrenieri”. Con quali armi Dario conquistò la sua dama? “Oltre l’aspetto fisico, naturalmente, mi ha colpito la forte personalità, la caparbietà, la tenacia, la determinazione. L’essere una roccia, come lo chiamate voi, a volte duro e testardo ma solido e stabile: per me è un insostituibile punto di riferimento”. Dario si trova benissimo a Torrenieri, e molto positiva è stata anche l’esperienza nella squadra amatori; un piccolo difetto non riesce a nasconderlo, il problema logistico legato alla distanza dai diversi punti di collegamento lo esterna con sincerità. Poi la storia della loro famiglia subisce un meraviglioso sussulto, bellissimo, tanto atteso: “Il 18 marzo 2020, in piena pandemia, nasce Lorenzo. Il motore di tutto e di tutte le scelte familiari” dice Dario. SOGNI “Riguardo lo sport spero, un giorno, di fare un Ironman (gara devastante che prevede 3,860 km a nuoto, 180,260 km in bici e 42,195 km di corsa) ma servirebbe divorziare per raggiungere ciò, considerando l’infinità di tempo indispensabile per allenarsi. Nella vita familiare mi auguro semplicemente che fili tutto liscio, riuscendo a dare un bell’avvenire a Lorenzo”.
GRAZIE DARIO E GRAZIE CAMILLA, BUON VENTO RAGA!
DiegoDomizioRosati


Marco Magneschi

L’ALLENATORE DELLA PROMOZIONE IN PRIMA
MARCO E L’ATLETICA

Ha frequentato elementari e medie a Monteroni dopodichè ha conseguito il diploma di ragioniere programmatore a Siena, al Bandini. Ci dice che è molto più attento a vedere i suoi difetti piuttosto che i pregi e si giudica comunque troppo impulsivo. Oggi, dopo che ha chiuso l’attività di allenatore conseguente a quella di calciatore, va a cavallo, disputa qualche partita a calcetto e ultimamente un po’ di tennis, ma più di tutto si gode la famiglia. Nella sua vita sportiva il calcio ha rappresentato quasi tutto anche se per un breve periodo ha praticato l’atletica e ricordandoci dello scatto imprendibile di cui era dotato, è stato facile immaginare che la disciplina che lo vedeva impegnato era la velocità, i 100 metri piani per la precisione: “Ad un certo punto ho dovuto scegliere -dice Marco- l’atletica è bellissima ma il calcio lo è ancora di più perchè ha tanti più ingredienti come le capacità atletiche, tecniche, tattiche, il gruppo, la fantasia”. MARCO E IL CALCIO Esordisce affermando che il calcio è stato e probabilmente sarà una parte importante della sua vita anche se adesso adora prevalentemente stare con la famiglia. “Ho effettuato tutto il percorso nel settore giovanile del Monteroni da 9 anni in su con allenatori storici, mitici quali Sandro Piccinelli, Falchetto Poggialini, Nanni Branconi, Cudicini Mariotti. Quindi sono entrato in prima squadra, con Fiorini, in Prima categoria.” Poi il salto importante in una squadra ambiziosa che in pochi anni lancia Marco a grandi livelli e gli permette di raggiungere l’apice della sua carriera: “Mi sono trasferito a Castel del Piano con mister Romano Franchi, abbiamo vinto tre campionati di fila salendo dalla Seconda categoria fino all’Eccellenza”. Nell’anno della vittoria del campionato di Promozione, Marco risultò anche capocannoniere consacrandosi meritatamente nelle sfere altissime del calcio dilettantistico regionale. Per motivi di lavoro rientra poi a Monteroni in Seconda arricchendo il palmares con un’altra vittoria e la promozione in Prima. “Lasciai Monteroni per andare a Rapolano, lì sono rimasto oltre 10 anni lavorando con tante brave persone e passando anche dal ruolo di giocatore a fare la mia prima esperienza da allenatore, per un paio anni entrambi i ruoli”.
Anche nel paese termale Marco mise la firma in una promozione salendo con i rossoblu in Prima categoria. MARCO E TORRENIERI. “La mia prima esperienza a Torrenieri si materializzò grazie al Diesse Silvio Bini, furono quattro anni entusiasmanti durante i quali ebbi a che fare con un gruppo di ragazzi meravigliosi e con una società che sapeva coinvolgerti nella sua realtà unica. Il furore agonistico e il campo erano la nostra forza, abbiamo raggiunto in tre occasioni i play off e sinceramente mi sono proprio divertito mettendo a referto anche qualche spezzone da giocatore”. Poi le strade con i BiancoRossi si dividono: “Insieme a Silvio Bini, con il quale si era creato un bel rapporto e una perfetta sintonia, siamo approdati alla Valdarbia e abbiamo raggiunto la finale play off per due volte, sfiorando la promozione. Quindi, dopo la parentesi sfortunata a Montalcino, ecco il mio ritorno a Torrenieri”. La seconda volta in riva all’Asso rappresenterà la storia ed un momento indimenticabile per il popolo BiancoRosso che per la prima volta assaporerà il gusto della Prima categoria: “Il Direttore Andrea Bandella Bonucci mi chiamò a guidare una squadra ben costruita e che aveva solide basi grazie al mio predecessore Tony Squillace; riuscimmo a salire subito in Prima categoria e negli anni seguenti il Torrenieri ha sempre ben figurato. Sono stati anni molto intensi e coinvolgenti durante i quali sono riuscito anche a godermi Torrenieri con tutti i suoi dirigenti ed i tifosi. L’anno della promozione non si può dimenticare, è stata proprio una gran bella cavalcata culminata con la partita casalinga contro l’Orbetello, secondo in classifica: una cornice di pubblico, un entusiasmo, una coreografia che rimarranno per sempre stampati, indimenticabili, nella mente di tante persone”. E quale è stata la differenza fra giocare e allenare? “Essere giocatore mi completava molto di più che fare l’allenatore. Il giocatore è padrone della sua prestazione, lavorando duro”. Fra i pregi di Marco Magneschi ci permettiamo di aggiungere la modestia ed anche nella parte finale dei ricordi emerge questa sua indiscutibile caratteristica: “Torrenieri mi ha dato tanto e se ho fatto qualcosa di buono è perché ho avuto anche la fortuna di avere a mio fianco sempre persone eccezionali, Silvio la prima volta e Bandella la seconda. Persone, uomini che vorresti sempre al tuo fianco e che le trovi vicino soprattutto quando le cose non vanno bene, sempre pronti a darti una mano. Torrenieri è un paese coinvolgente e sa tirarti dentro alla sua identità, ci sono tante persone a cui sono molto affezionato. Torrenieri ti lascia un ricordo indelebile e sono orgoglioso di averlo rappresentato in ambito sportivo, spero di essere stato all’altezza”.
Marco grazie!
DiegoDomizioRosati


Daniele Saladini

DA TORRENIERI A ROMA CON ELEGANZA, SERIETA’ E SIMPATIA

Il 16mo numero della rubrica BIANCOROSSI UN PO’ SPECIALI presenta con enorme piacere la storia del torrenierese Daniele Saladini, General manager del Parco dei Principi Grand Hotel & Spa di Roma. Daniele spesso ci saluta dalla capitale immortalando personaggi dello spettacolo e dello sport mondiale con la sciarpa al collo del Torrenieri o con il logo biancorosso: storiche e ricche di orgoglio per tutti noi le foto con la coppa e con i giocatori azzurri della Nazionale di calcio campione d’Europa nel 2021. Il suo ultimo grande contributo in ordine temporale, invece, ha permesso al popolo BiancoRosso di godere e pavoneggiarsi di video esclusivi dove alcuni vip salutavano la Promozione del Torrenieri raggiunta la scorsa primavera e suggellata nell’evento dell’11 giugno. Andiamo a conoscere meglio il nostro amico, ripercorrendo le tappe fondamentali della sua vita e del suo lavoro.
INFANZIA E ADOLESCENZA “Mi ritengo sicuramente un privilegiato per aver vissuto la mia infanzia e adolescenza a Torrenieri. In quegli anni il paese era uno dei centri nevralgici della Val d’ Orcia, del comune di Montalcino e della provincia di Siena, parliamo degli anni 70-80, nel pieno del boom economico. Ricordo i periodi importanti con le maestre Ines e Miriana delle scuole elementari, l’oratorio dove Don Rino ci teneva impegnati per interi pomeriggi, e il campo sportivo, la nostra seconda casa: eravamo ricchi e non lo sapevamo”.
IL CARATTERE, I PREGI E I DIFETTI “Gli altri mi considerano disponibile, generoso, diplomatico (anche troppo). Personalmente, allo stesso tempo e in molti casi, li considero anche difetti”.
PASSIONI “La fotografia è la mia grande passione e soprattutto in un periodo particolare della mia vita non uscivo mai senza la mia reflex. Il paesaggio, i colori e gli scorci della Val d’ Orcia in ogni stagione mi hanno permesso di tirar fuori dei bellissimi scatti, così come Roma durante il lockdown, click insoliti in un silenzio assordante”.
LA VITA LAVORATIVA “Inizia in un posto incantevole, a Bagno Vignoni, quando non avevo ancora 17 anni. Durante le vacanze di Pasqua mio cugino mi chiese di accompagnarlo per un servizio extra al Posta Marcucci, storico albergo della Val d’ Orcia. Nelle mie prime stagioni estive in vacanza dalla scuola cominciai a scoprire e amare quella che poi sarebbe diventata la mia professione. Vivo a Roma da molti anni e sono al Parco dei Principi Grand Hotel & Spa ormai da oltre 10. Chiunque faccia questo tipo di professione non può non rimanere affascinato da un Hotel così bello e unico. Il ruolo del Direttore di Albergo è cambiato molto, oggi è tutto molto più veloce rispetto ad alcuni anni fa, tutto è sempre in evoluzione. Il nostro lavoro varia in funzione dei cambiamenti della società, degli stili di vita. Essere General Manager in uno degli Alberghi più esclusivi e importanti di Roma significa certamente occupare una posizione di prestigio ma anche di grande responsabilità, questo comporta anche saper gestire bene le risorse umane ed economiche dell’azienda”.
GLI OSPITI “Anche se siamo abituati ad accogliere ospiti importantissimi, la preparazione non è mai troppa. Ogni volta sembra la prima e ogni cliente, che sia una celebrity, un re o un capo di stato, ha le proprie esigenze e abitudini che possono sembrare anche strane e bizzarre ma che non ci devono assolutamente meravigliare”.
UN EPISODIO PARTICOLARE “Un momento davvero emozionante è stato quando George Bush senior, in un frangente di cordiale conversazione nella hall, ci ha fatto salire appositamente nella sua suite per mostrarci le foto dei recenti lanci con il paracadute, raccontando con emotività i vari momenti; una grande emozione che porterò sempre con me. Un altro che ricordo particolarmente è Rohani, il Capo di Stato dell’Iran; ci ha fatto sostituire tutti i quadri dell’hotel raffiguranti scene di nudo e la stessa cosa fece poi con le statue dei musei capitolini durante l’incontro con il Sindaco di Roma. Emozionante anche l’incontro con Gorbaciov e più recentemente con il Presidente della Cina Xi Jin Ping, quello è stato un vero film. Tra le celebrità più importanti oltre a Shakira, Alec Baldwin e Penelope Cruz, c’è sicuramente Woody Allen che aveva il terrore dell’ascensore, nei suoi 4 mesi di permanenza ha sempre fatto le scale per raggiungere la sua Royal Suite al 6° piano”.
LA NAZIONALE DI CALCIO “Per il Parco dei Principi non poteva esserci ripartenza migliore. Dopo oltre un anno di chiusura totale a causa della pandemia, l’arrivo della Nazionale di Calcio di Mancini è stato un segnale perfetto e positivo per un graduale ritorno alla normalità. Sono stati con noi per tutte le partite casalinghe e oltre ai festeggiamenti per la vittoria, con migliaia di tifosi in festa fuori dall’ Hotel, ci hanno regalato momenti indimenticabili; un grande privilegio per me averli potuti vivere così intensamente. L’ arrivo di Bonucci e Chiellini con la Coppa sono immagini indelebili che ricorderò sempre con piacere. Con loro ci conosciamo ormai da anni ma quello è stato un momento davvero particolare ed emozionante. Eravamo a tavola seduti davanti alla Coppa e un’ottima bottiglia di Brunello di Montalcino; scorrendo i bellissimi momenti appena vissuti non potevo non parlargli del glorioso Torrenieri e dei colori biancorossi. Le foto con Bonucci e Chiellini e la sciarpa biancorossa avvolta alla Coppa hanno poi consacrato quei bellissimi momenti di festa”.
DANIELE E TORRENIERI “Torno sempre volentieri a Torrenieri. Vivendo in una città come Roma da oltre 30 anni, bellissima ma anche con tutti i problemi di una grande metropoli, considero un privilegio avere la possibilità di trascorrere qualche giorno o soltanto qualche ora nella mia terra di origine, a trovare il mio babbo e vedere come si prende cura dell’orto dove coltiviamo con successo anche un ottimo Aglione. Un caro saluto a tutti voi”.
GRAZIE INFINITE DANIELE, SEI VERAMENTE GRANDE! UN ABBRACCIO!
DiegoDomizioRosati

E la prossima settimana…

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