Pioggia di sassi in Val d’Asso

Torrenieri tra passato e futuro
fatti e considerazioni sulla vita di Torrenieri

a cura di Alberto Cappelli

Quando in Val d’Asso si verificò una “pioggetta” di sassi

            A noi uomini e donne del terzo millennio, abituati ai continui progressi scientifici, alle scoperte più entusiasmanti e che non ci meravigliamo più nell’apprendere che nello spazio vi orbitano nostri simili per mesi e mesi (compresi nostri connazionali come la milanese Samanta Cristofoletti, ingegnere astronauta militare e prima donna italiana degli equipaggi dell’Agenzia Spaziale Europea; o l’ingegnere sessantenne Paolo Nespoliche è da poco tornato sulla terra dalla sua terza missione nello spazio) e che altri uomini fanno la spola per portare loro conforti di ogni genere, compresi i viveri o gli strumenti di lavoro; a noi che accoglieremo ormai come una banale notizia  quella che ci informerà sulla eventuale presenza di vita in altri pianeti dei diversi sistemi solari. A tutti noi verrà certamente da sorridere nel leggere questa  avventura, senz’altro fuori dal comune, vissuta da alcuni nostri conterranei alla fine del XVIII secolo e, più precisamente, alle sette di sera del 16 giugno 1794 e le relative spiegazioni e supposizioni che ne seguirono.

            La zona interessata dal  fenomeno che andremo a raccontare – la nostra Val d’Asso –   anche all’epoca era abitata  da una popolazione nella quale circolavano le notizie e le idee  più innovative, maturate nelle città e nei centri di studi più importanti d’Europa, anche grazie all’importante arteria internazionale che transitava nelle vicine Torrenieri e San Quirico d’Orcia.

            In quella metà  di giugno del 1794, il clima era già  caldo, anche – dicono le cronache dell’epoca – per effetto di un inverno estremamente siccitoso e per l’apertura di un nuovo grande cratere alle pendici del Vesuvio, con successiva eruzione di fuoco, lapilli, ceneri e ad un’alta colonna di fumo che, si pensava, avesse influito nell’ aumento della temperatura dell’atmosfera terrestre, anche in Val d’Asso.

            La notizia della pioggia di sassigiunse presto a Siena, ed il Regio Governo della città ordinò – con lettera del 29 luglio – al Tribunale di Pienzadi istituire un formale processo.

            Nello stesso tempo all’Abate Camaldolese Ambrogio Soldani1del Convento di Santa Mustiola di Siena (vi era stato trasferito nel 1780) ma anche Primo Professore di Scienze Matematiche nell’Università di quella città, venne voglia di approfondire cosa fosse accaduto in quella sera di metà giugno del 1794, interrogando altri testimoni non convocati dal Tribunale di Pienza, per lasciare ai posteri una sua valutazione sull’accaduto .

            Il Padre Camaldolese e Professore dell’Università di Siena, inizia la sua dissertazione sulle testimonianze raccolte (non solo in forma orale, ma anche scritta), scrivendo che :

           

            “Il dì 16 Giugno dopo le 7 della sera verso il tramontare del sole fu veduta una nuvola che da levante passava a ponente di San Quirico in distanza di tre o quattro miglia e precisamente sopra Lucignano d’Asso, e Cosona, i di cui caratteri principali erano:

 

  1. lo scintillare e mandar razzi;
  2. il fumare;
  3. fare delle straordinarie esplosioni;
  4. gettare de’ sassi infocati sulla terra.

 

            I primi non hanno tanto del meraviglioso, quanto l’ultimo, che per essere affatto singolare nelle sue circostanze, considerato specialmente in quell’aspetto in cui intendo di proporlo in questo mio scritto,deve parere affatto incredibile ai Dotti ed ai Fisici più illuminati.”

 

            Vale la pena ascoltare direttamente il racconto di alcuni testimoni oculari, ricordando che dal Tribunale di Pienza furono citate diverse persone,  quasi tutte di Cosona. Fra queste ricordiamo: 

 

Pasquino Machettie suo fratello Micheledel podere La Guardia,

Giuseppe Angelicidella Pieve di Cosona,

Giuseppe Monacimezzadro del podere Palazzo,

Andrea Galluzzidel podereMandorlo,

Salvatore Riccidelle Solatie,

Camilla Scartoccie Giovanni Antonio Vestridella Chiusa di Costanibbi,

Maria Angela,  fantina2di Casa a Tuoma,

Giovanni Rubegnidel Pozzo, 

Giuseppe Pasquidel Castellare.

 

            Giuseppe Angelici, interrogato dal Vicariato del Tribunale, così rispose:

            Sappia che il dì 16 Giugno prossimo passato circa le ore 19 mi trovavo al podere della Pieve di Cosona in questo Vicariato, e specificamente mi ritrovavo nella strada di Cosona fermo; ad un tratto sentii una gran romba, e contai – fra le altre – tre botte scolpite, che parevano a me tre cannonate, e poi ne sentii delle altre, ma siccome vennero tanto a fretta, non potei contarle; alzai in quel tempo la testa all’aria, ed osservai come una nuvola staccata sola, ed in quel tempo sentii uno strepito pell’aria, come se fosse stato uno sciame, e subito sentii cadere dei sassi, ed andai subito a quella volta, e trovai due sassi uno distante dall’altro circa venti canne3, ed erano due sassi caduti precificamente dal cielo, che sentii il tonfo che fecero, ed osservai perfino la fitta che fecero in terra nel cadere. Uno era grosso tre libbre e 10 once4pesato dal Sig. Pievano Antonio Mazzi; l’altro non si pesò e sarà stato quattro once; avevano ambedue una patina nera, e nel corpo erano spugnosi di color cenerino.

 

            Testimoni del fenomeno, anche se non citati dal Tribunale di Pienza, furono molti altri e le loro testimonianze furono raccolte dal Padre Soldani .

            Il Nobile Signor Alessandro Piccolomini Naldiriferì per lettera a suo fratello Canonico Sig. Giacinto, in questi termini:

            Vi darò una nuova aerea, ed è che lunedì nel tramontare del sole segui sopra il luogo detto le Solatie, Castellare e Mandorlo Forteguerri un’accensione in molta altezza la quale fece da trenta scoppi, dieci de’ quali parvero cannonate, e venti archibugiate, e che si sappia, caddero 4 pietre, cioè una alle Solatie, che l’ho avuta, due al Castellare, che le cercherò, e una al Mandorlo. Quella che ho avuta è di figura irregolare, e pesa libbre 5,½; quando verrò costà la vedrete; l’odore è vetriolico ec. Lucignan d’Asso 17 giugno 1794.

            Al podere Solatie vi era colono un certo Lucherini: la pietra gli cadde ai piedi e si incuneò sotto terra per  mezzo braccio.

            Anche il Sig. Andrea Montauti, Curato di Monte Contieritrasmise al Sig. Dott. Luigi Pascucci Medico Fisico di Monte Oliveto Maggiore, su sua richiesta, una descrizione dell’accaduto.

            Il Sig. Curato tornava da Pienza verso Lucignano d’Asso, quando, giunto alla Tuoma5incominciò a sentire a settentrione, ma in grandissima distanza, dei tuoni; onde osservando verso la provincia del Chianti, vidi una nuvola burrascosa, che fendevasi in spessi lampi, uno dei quali smezzando rettamente la nuvola, con uno striscio arrivò ad altra nuvoletta molto lontana e totalmente separata dalla prima, la quale veniva ad essermi quasi perpendicolare. Il colore di quel lampo, per quanto fendeva la nuvola prima, era rosso oscuro, lo striscio poi, che si comunicò alla seconda nuvola a me perpendicolare, comparve un semplice fumo agli occhi miei effetto forse della serenità e del sole. Tale striscio….progrediva con lentezza, e non colla velocità propria de’ fulmini.            Questa seconda nuvola altro non mi pareva che un denso fumo di fornace elevato molto sopra la regione solita dei nuvoli, e non riceveva impressione alcuna dal sole, sebbene investita di sotto dal medesimo essendo l’ore sette incirca, e però verso il tramontare: la qual cosa mi mosse a voltarvi spesso lo sguardo, ed osservarla per il cammino di un miglio e mezzo. La di lei figura era quasi un otto, ossia simile ad un paio d’occhiali.

            Il Canonico Montauti prosegue riferendo che arrivato finalmente al podere di Salvianodelli RR.MM. di Monte Oliveto Maggiore …essendo già le sette e 25 minuti, sentii un’esplosione simile ad una cannonata, ed in seguito altre fino al numero di sette distinte l’una dall’altra, e subito provai una gravezza e commozione d’aria, accompagnata da uno striscio o fragore simile alle palle d’archibuso, ma molto più orribile e spaventevole, che andava verso il mezzogiorno in ponente per la vallata tra Cosona e Lucignano. Sebbene sorpreso dallo spavento osservai la mia nuvola, e la vidi incendiata, e divenuta candida in un punto. Nel tempo medesimo incominciò altra esplosione…e mi parve che la commozione d’aria si dirigesse ora verso levante al poggio di S. Anna, epoggio Ragnuzzi(antica abitazione di Brindano6), ed ora verso Cosona. In quella seconda esplosione tre furono i colpi simili al cannone, e circa 25 o 30 non tanto distinti uno dall’altro, e più piccoli, ma a guisa d’una batteria di mortai, o di fuochi d’artifizio. Allora osservai, che avanti qualunque scoppio formatasi un globo bianco, e poi aprivasi, e da quella apertura nasceva il tonfo e la commozione dell’aria, e rimaneva incendiata così la nuvola in guisa che due terzi mutarono il colore fosco in un bianco infocato. Allora formossi in un punto quasi un catino d’un’infocata fornace, ed il suo lucido, e il suo moto vorticoso per molte parti non mi permettevano fissarci lo sguardo. L’esplosione si fece in termine di cinque minuti, l’incendio poi durò sopra otto, e quindi una lunghissima fascia bianca incominciò a dissiparsi, andando insensibilmente verso ponente e durò ad esser visibile fino all’una di notte. Sono stato assicurato poi da vari testimoni che per una mezz’ora prima dell’esplosione fu veduta incendiata e bianca la detta nuvola, e dalle varie posizioni in cui erano posti i riguardanti, a chi sembrava un monte, a chi due colonne, a chi due palloni, a chi un dragone infocato, ma tutti però convengono, che nella base era oscura, ond’è che a me, che l’osservavo al di sotto, e perpendicolarmente, comparve infocata solo dopo l’esplosione.

 

            L’accaduto fu occasione anche di una dotta dissertazione a cura del P.D. Ambrogio Soldani, che,  per suo conto, ascoltò altri testimoni, fra i quali il Sig. Dott Francesco Manenti, medico in San Quirico, che aveva osservato il fenomeno seduto sulla banca accosto alla porta di fattoria, voltato verso il palazzo del Sig. Marchese Chigi; la Nobil Signora Giovanna Forteguerriche si trovava nella sua villa di Cosona; Lorenzo Pinzatifattore del Peropresso Radicofani che riferì alla sua padrona, la Signora Catterina Azzoni, consorte del Sig. Azzoni7proprietario della VillaI Giardini Azzonidi Torrenieri, confinante con I Giardini De Vecchi.

            Anche la Signora Azzoniaveva osservato l’accaduto, mentre tornava alla villa da una passeggiata  sulla strada per S. Quirico, fatta in compagnia del Sig. Com. Petruccie delle due cameriere, Maria Signorinie Anastasia Bacci.

 

            Tante furono le supposizioni sull’accaduto: chi pensò a pietre piovute in conseguenza dell’eruzione del Vesuvio; chi, invece, suppose fossero pietre sollevate dalle zone vulcaniche vicine del Monte Amiata o da quelle, altrettanto vicine, ricche di acque termali (Bagno Vignoni, Rapolano, ecc.); chi a pietre formatesi per sollevamento delle Biancane, le formazioni cretacee allora presenti più di ora in questi luoghi.

            Ma nulla giustificava tutto quanto avvenuto e molte furono le discussioni.

 

            Il Sig. Curato di Monte Contieri che, come detto, aveva osservato il fenomeno dalla Tuoma, in una successiva lettera inviata al Padre Soldani concluse sostenendo che “se è vero che le pietre cadute nella sera del 16 giugno non sieno state tolte in aria dal turbine, se non sono venute dal vulcano di Napoli, non da Radicofani e S. Fiora, né in qualunque altra maniera esaltate dalla superficie della terra; e se è vero altresì esser elleno una doppia vetrificazione, interna l’una in riguardo ai piccoli granati marziali o quarzi poligoni, esteriore l’altra, ambedue a fuoco, e fuoco non ordinario, convien dire che si sieno formate nella nuvola surriferita”.

 

            Secondo il Soldani il numero delle pietre cadute “non è possibile a determinarsi: sopra a 40 son le trovate, e quelle da un quarto d’oncia vanno gradatamente fino alle 6 libbre incirca; ma è assai verisimile che molto maggiore sia il numero delle perdute, o perché inosservate per la loro piccolezza, o perché cadute nell’acqua, o perchè confitte entro terra”.

            All’epoca nessuno – in particolare alle persone colte succitate– venne in mente che le pietre piovute in Val d’Asso altro non erano che frammenti di meteoriti, cioè frammenti solidi appartenenti tutti al sistema solare, che, attraversata l’atmosfera terrestre, cadono sulla terra. Per nostra fortuna spesso sono micrometeoriti, ed in massima parte si distruggono, incendiandosi, nell’attrito con l’atmosfera stessa.

            L’aver avallato quanto asserito dai testimoni interpellati, all’Abate Soldani – Primo Professsore di Matematica dell’Università di Siena e ritenuto insieme al Vallisneridi Lucca uno dei migliori naturalisti italiani dell’epoca – provocò  non poche critiche da parte di qualificati suoi colleghi, tanto più che i meteoriti erano noti giù all’epoca delle civiltà greca e romana.

 

            In conclusione mi piace far notare come furono descritti dai testimoni – sia quelli ascoltati dal Tribunale di Pienza, sia quelli interpellati dall’Abate Soldani – i fenomeni avvenuti la sera del 16 giugno 1797 ed in particolare le similitudini dei rumori provocati dai meteoriti in caduta sulla terra, con le armi da fuoco dell’epoca, quando eravamo ancora lontani dalla presenza di mezzi da guerra aerei, perché altrimenti alcuni di tali rumori forse sarebbero stati paragonati  alle bombe sganciate da tali mezzi o al superamento del muro del suonoda parte degli aerei supersonici, che sino a qualche anno fa (quelli di stanza all’aereoporto di Grosseto) lo superavano proprio su questi territori, anziché in mare, come fortunatamente avviene oggi.

 

            Per concludere riferisco che alcuni esemplari dei meteoriti caduti fra Cosona e Lucignano d’Asso furono regalati al Museo dell’Accademia senese dei Fisiocritici della quale il Prof Soldani, come già detto, era Segretario Generale. Qualche anno fa, in occasione di un convegno indetto da quell’ Accademia al quale ero stato invitato, chiesi ad una Dirigente se fosse possibile vedere quei reperti. Con molta gentilezza esaudì la mia richiesta, ma mentre mi accompagnava nella sala in cui erano stati collocati, mi fece presente che era rimasto un solo esemplare e gli altri, uno alla volta, inspiegabilmente erano…scomparsi!

 

 

 

                                       Alberto Cappelli

 

 

 

 

  1. Il Soldani era nato a Pratovecchio il 14 giugno 1736 e morì a Firenze nel Convento di Santa Maria degli Angeli, i 14 luglio 1808. Prese i voti il 15 dicembre 1752 e divenuto Abate, nel 1803 fu nominato Generale dell’Ordine dei Camaldolesi. Viene considerato il padre della Micropaleontologia, scienza che studia i microfossilicome i protozoi. Quindi fu non solo un importante ecclesiastico, ma anche un valido scienziato. Fra l’altro a Siena ricoprì anche la carica di Segretario dell’Accademio dei Fisiocritici.
  2. Fantina; sta per Fantesca,cioè domestica, serv
  3. La canna era un’unità di misura. La “canna italiana” o “canna agrimensoria” corrispondeva a circa 2,9183 .
  4. La libbraera pari a 340 grammi ed è suddivisa in 12 once di grammi 28, 3333. Quindi il “sasso” pesava 1 kg e 303 grammi.

                        5,         Tuoma, torrente affluente dell’Asso., prima che questo confluisca nell’Orcia.

  1. Al secoloBartolomeo Carosi, dettoBrandano, asceta senese, soprannominato “Il pazzo di Cristo”, vissuto intorno al 1500.

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