Trincee o L’arte di scrivere

I SEGRETI DELLA SCRITTURA CREATIVA
«DI CHE COSA È FATTA LA LETTERATURA»

di Raffaele Giannetti

SINTESI DEL SECONDO INCONTRO

 

 

INTRODUZIONE
Da Orfeo al grammelot, alla Gnòsi delle fànfole

«La subdola natura della scrittura letteraria può condersarsi nella seguente espressione: dire altro o con altri mezzi. Con questo si vuole sottolineare la profonda differenza fra la comunicazione quotidiana e quella letteraria».
Con queste parole si inaugurava il primo dei nostri incontri. Oggi cominceremo ricordando Dario Fo e Bob Dylan, ovvero due moderne reincarnazioni di Orfeo.

La Gnòsi delle Fanfole – Il Lonfo

Il cantore tracio, come si è già detto, suonava la lira e ammaliava ogni creatura, perfino i sassi. Non è necessario insistere sul fatto che si tratta qui del linguaggio musicale. Non a caso il melodramma del Seicento nascerà sul mito orfico (l’Euridicedi Peri e l’Orfeo di Monteverdi) e ancora sul mito orfico si imposterà la riforma settecentesca del teatro musicale (l’Orfeo di Gluck). Se ci chiediamo per quale motivo il premio Nobel per la letteratura sia stato recentemente assegnato a due personaggi sostanzialmente estranei al mondo puramente letterario (Dario Fo e Bob Dylan), appartenenti l’uno al teatro, l’altro alla musica, possiamo rispondere che si è voluto ricordare come il linguaggio della letteratura sia un linguaggio «diverso», non quotidiano, non basato sul senso e sul significato, ma sulla forma: che cos’è, infatti, il grammelot di Fo? È un linguaggio che della lingua che parliamo ha solo la forma e che è privo di ogni significato testuale. Un incredibile esempio di un linguaggio analogo – metasemantico – è rappresentato dalla Gnòsi delle fànfole di Fosco Maraini (riquadro a lato)

 
Trame e sensi sfuggenti e indefinibili

Troppi sarebbero gli esempi che dimostrano come non sia affatto la trama, nuda e cruda, a rappresentare il valore di un racconto. Ci limitiamo dunque a citare un libro epocale, Esercizi di stile di Raymond Queneau. A dimostrazione dell’assunto che non è la vicenda a fare il racconto letterario, l’autore riscrive per 99 [!] volte la stessa storiella in uno stile diverso producendo così 99 storie diverse! La storiella è, a conferma della sua insignificanza, alquanto sciocca: in un autobus parigino, il protagonista assiste a una lite fra due passeggeri, uno dei quali si farà poi rivedere più tardi. C’è una questione che riguarda – pensate un po’! – la posizione dei bottoni in un cappotto.

Se poi vogliamo interrogarci sulla fine («Ma come va a finire?»), credendo che in questa si addensino tutti i sensi della storia, ricordiamo la Sonata a Kreutzer o Il diavolo di Tolstoj: nella prima si lasciano aperte tutte e due le ipotesi che sono sorte necessariamente nella mente del lettore (a proposito dell’adulterio della moglie del protagonista e della sua morte violenta per mano del marito geloso); nel secondo, si scrivono addirittura due finali lasciando al lettore la responsabilità della scelta di senso. Se poi vogliamo dare al lettore la possibilità di congegnare il testo che legge come meglio crede, basta rinviare al Calvino di Se una notte d’inverno un viaggiatore.

Ma ora – dopo aver ascoltato Ugo Sani, Una guerra (dal CD Parabolé), che è interpretazione musicale del racconto di fantascienza – cerchiamo di interpretare lo straordinario short di Fredric Brown, Sentinella, e la poesia Veglia di Ungaretti per vedere come il senso di una operazione letteraria si annidi, ancora una volta, in luoghi molto lontani dal senso comune [si veda il testo allegato, Trincee].

Altri possibili argomenti di discussione

La forma della carrucola montaliana

Il manuale di scrittura

La grammatica della fantasia di Gianni Rodari.

Narratori inaffidabili (Zeno; il narratore di Rosso Malpelo; il secentista manzoniano).

Sofocle, l’inventore della detective story. I rapporti dell’intreccio con la storia. L’intreccio e le due storie (Sofocle, Edipo re; Alphonse Allais, I templari).

La provocazione manzoniana: un disegno di superficie del tutto secondario.

Federico Tozzi, Come leggo io.

L’intertestualità e il centone (Camilleri: da Shakespeare al Commissario Montalbano; o da Poliziano e Ovidio a Il diavolo certamente; Federico Tozzi, Il morto in forno). Umberto Eco e La biblioteca di Babele di J.L. Borges, e il «centone fisiognomico» (Salvatore).

Tecniche della narrazione: Adso da Melk; Lorenzo Alderani; Serenus Zeitblum (l’amico di Adrian Leverkühn) …

Qui puoi guardare o scaricare tutto il materiale di TRINCEE in formato pdf

 

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